sabato, agosto 25, 2007
Wittgenstein pulp
La mia tesi di laurea è finalmente disponibile online, per tutti i componenti dell'orbe terracqueo. Basta andare qui. C'è da pagare qualcosa, ma non ho trovato nessun servizio di hosting gratuito che facesse al caso, e non mi va di stare molto a cercare. Per chi fosse interessato a Wittgenstein, alla logica formale, all'etica senza etica, a come si combinano assieme parole, immagini, fatti, a cos'è che dà il senso a tutto, al senso della vita, al silenzio che incombe ieri, oggi e sempre, alla fine senza fine, questa è la tesi che fa per voi. Che sono quattro euro di fronte alla conoscenza di tutto ciò? Prometto inoltre che tutti questi eventuali quattro euro li spenderò solo per cose importanti. Se avete delle note, domande, osservazioni da pormi in merito alla tesi, ponetemele pure, questo non costa niente. A ben guardarlo adesso, Wittgenstein mi pare essere un filosofo zen, che non conosceva lo zen, cioè appunto per questo un perfetto zen.
 
- posted by Lucio at 10:04 | View blog reactions 0 comments
Pubblico anche qui il mio articolo comparso sul Golfo di qualche giorno fa. C'è un po' tutto dentro, programmi per i giovani, filosofia, storicismo, considerazioni esiziali sulla mia esperienza nel comunismo attuale.



Riflessioni estive sul futuro partito democratico e i giovani

di Lucio Iacono (karlettomarx.blogspot.com)

Mentre la nostra atipica e quasi primaverile estate sta per raggiungere il suo acme, la situazione politica nazionale e locale procedono come sempre avanti, nel loro lento, spesso confuso, ma inesorabile cammino. All’orizzonte il sol dell’avvenire dei nostri tempi ha un nome: partito democratico. Ma cos’è, o cosa si sta profilando che sia, questo partito? La prima cosa che sicuramente salta agli occhi, nelle elezioni primarie, da tutti i grandi leader nostrani proclamate come storiche, che lo determineranno il prossimo 14 ottobre, è l’aumento dell’obolo da versare per votare da 1 a 5 euro, un aumento quindi del 500%, ben superiore a tutti i possibili effetti dell’euro in questi anni dunque, o quasi. Da notare poi sinceramente c’è poco altro, perchè questo nuovo partito, o “partito nuovo”, com’è stato pomposamente chiamato, quanto a contenuti lascia molto a desiderare, e persino di nuovo c’è ben poco. Visto che le facce che lo incarnano sono le stesse che fanno politica da trentacinque anni o più. L’età media del comitato promotore, formato dai 45 saggi, è infatti sui 55 a testa, età in cui negli altri Paesi del mondo di solito non ci si fa più promotori di nulla. Certo, ci sono molte parole su rinnovamento, riforme, democrazia, ma, per citare il filosofo Parmenide, “esse sono tutte soltanto parole”. Sul rinnovamento infatti, come detto, le facce che si vedono in tv sono le stesse, con la particolarità che il cartello sicuro vincitore, dopo il probabile plebiscito delle primarie, Veltroni/Franceschini, è costituito da uno che ha fatto carriera nella giovanile de partito comunista e da un altro che l’ha fatta invece negli scout, proprio un simbolo del partito a venire. Sulle riforme questo governo è uno dei più lenti e inconcludenti della storia repubblicana, in un anno mi pare che abbia approvato una decina di leggi in tutto, e non mi sembra che siano leggi che vengano portate ad esempio per la loro importanza, luminosità o prevedente saggezza. Quelle varate inoltre sono tutte più o meno a favore dei già ricchi e potenti, compresa l’ultima sul welfare, benedetta tra i primi dal solito Montezemolo. Sulla democrazia infine, che questo nuovo partito ha scelto di portare anche nel nome, delle primarie fatte pagare 5 euro, il costo di un’ora lavorativa, a chi va bene, non mi sembra un ottimo segno. In generale tutte le speranze che hanno faticosamente portato su il governo Prodi lo scorso aprile mi sembrano già abbondantemente evaporate. Basta leggere un qualunque articolo del vasto e ambizioso programma elettorale con cui l’Unione si presentò alle scorse elezioni per capire che quello che c’è scritto non si è nemmeno tentato di realizzarlo, e in molti casi si è fatto l’opposto, o si è insabbiato tutto, in attesa di tempi migliori, la scusa che i politici usano appunto per giustificare la propria incapacità. Si procede in maniera apatica, non credendo più in nessun serio cambiamento, in uno stato politico nazionale che rispecchia compiutamente la stagnazione dei tempi presenti. Quale alternativa offre questo nuovo partito, in questo scenario? Dirlo è molto facile, visto che da sempre si tratta dell’alternativa primaria che muove la storia mondiale: l’alternativa sono i giovani. Siamo noi infatti che in questi anni, in molteplici forme, e da qualsiasi lato del campo politico, abbiamo proposto un nuovo modo di intendere la società, la politica, e, oserei dire, la vita stessa. Un modo fondato su idee-forza quali la pace nel mondo, la solidarietà sociale, la meritocrazia, il rispetto per l’ambiente, l’amore per la cultura nei suoi vari aspetti, insomma un nuovo approcio al tempo presente che non sia fondato sulla legge dell’egoismo personale ma su un programma di pensiero e d’azione il cui fine è il progresso generale, di tutti. Un programma che del resto non si riconosce in nessuna della tante bandiere del Novecento da tempo ridotte in polvere, retaggi anacronistici di un passato che sembra già lontanissimo. Basti citare il movimento no global di Genova 2001, i Papa boys raccolti sotto la figura di Giovanni Paolo II, la New Age nata in America, le lotte nei paesi orientali, Cina e India, contro lo sfruttamento del capitalismo che questi Paesi hanno pienamente abbracciato, e molti altri. Potrebbero sembrare, a una prima e superficiale vita, movimenti che non hanno nulla in comune tra di loro, segnati più che altro dalla sconfitta per l’immane sproporzione delle forze in campo, ma è solo appunto un giudizio superficiale. Si tratta innanzitutto di movimenti costituiti in massima parte da giovani, movimenti giovanili nel vero senso della parola, e poi tutti, a parte le differenze meramente di apparenza, in realtà diffondono lo stesso messaggio, cioè che un nuovo mondo è possibile. Una riforma cioè della Chiesa, dell’economia, dello Stato, della società si può fare. E infatti nelle numerose occasioni in cui giovani provenienti da tutti questi ambienti si sono ritrovati assieme non si è mai registrato altro che la massima concordia reciproca, anzi ormai gran parte delle loro manifestazioni e obiettivi sono del tutto comuni. Basta girare per una piazza di Napoli dove la sera universitari e non si radunano, per capire come si possa creare una simile armonia generazionale, da punti di vista che potrebbe apparire, ad uno sguardo segnato da pregiudizi, da vecchi appunto, inconciliabili. Anche la mia idea di tempo addietro, di creare un coordinamento unico dei giovani ischitani andava in questa direzione. Si tratta questo di un messaggio forse utopico, ma forse anche impregnato di contenuti applicabili alla vita di tutti i giorni, anche nella nostra realtà locale, segnata sempre di più dal malgoverno, dal trasformismo, dal clientelismo, dall’incuria, dai sorprusi e in ultimo purtroppo anche dalle tragedie che questi fattori hanno in parte provocato. Sono queste le realtà radicalmente nuove, di cui appunto, tornando al discorso iniziale, questo “nuovo partito” dovrebbe farsi carico. Purtroppo le premesse dicono che il lavoro che non far sì che questo partito democratico non sia solo la sommatoria delle peggiori tendenze dei suoi due partiti fondatori e quindi solo una loro brutta copia, sarà lungo e difficile. Noi cercheremo che non sia così. Ormai infatti la sinistra deve abbandonare tutti i suoi anacronistici partiti e partitini e riunirsi sotto una comune casa, e a questo il partito democratico può servire. Anche noi che ci diciamo ancora comunisti dobbiamo capire che il comunismo non fa più parte di questo pianeta, e, salvandone ovviamente lo spirito, le nostre risorse devono andare per usare tutto questo ingentissimo patrimonio di pensiero e di storia che costituisce il comunismo per edificare un partito e di conseguenza una società che ne rispecchi, se non il nome, di sicuro i valori che stanno rinchiusi nelle gabbie dei nomi. Questo infatti è il compito che deve accollarsi la sinistra radicale, smettere di rimpiangere un passato che non c’è più, se c’è mai stato, o sognare un futuro impossibile, ma concentrarsi sul presente, dove cammina appunto la storia contemporanea, e in politica questo luogo, oggi, in Italia, è di certo la costituzione del partito democratico. Stabilito questo, dunque, qual’è il programma che i giovani, in ordine più o meno sparso sotto le varie candidature a segretario, si propongono di infondere nel futuro partito? Si potrebbe citare Platone a riguardo, e dire che noi vogliamo far sì che non siano i più votati a governare, ma i migliori. E, in un regime democratico, non potendo attuare lo Stato platonico, occorre fare in modo che i più votati e i migliori coincidano quanto più possibile. Sul come farlo, la via che proponiamo è la democrazia diretta, ma non quella di primarie già stabilite a tavolino, gestite male e per giunta costose, ma di primarie vere, di massa e gratuite. Noi infatti chiediamo che la tessera del futuro partito sia una smart card utilizzabile da qualsiasi computer per partecipare giorno dopo giorno alla vita del partito, sia in termini di programmi che di candidature, che di atti operativi ai più alti livelli, in tempo reale, in cui le decisioni le prenda la base, non più ridotta a un nucleo informe gestito dai soliti pochi potenti, buona solo quando si tratta di votare, ma resa appunto consapevole del suo ruolo e con piena responsabilità. Chiediamo inoltre che il futuro partito si faccia portatore di quote arancioni, quote cioè riservate ai giovani, sia in politica che in campo economico, universitario o altro, dato che è inaccettabile che in Parlamento su 1000 deputati solo quattro o cinque abbiano meno di 35 anni, anche considerando che la fascia d’età tra i 18 e i 35 anni rappresenta il 18% dell’elettorato, o che nelle università su 15000 professori associati ce ne siano mi pare 50 sotto sempre i 35 anni. Di fronte ad una situazione così drammatica le quote arancioni sono l’unico rimedio possibile. E chiediamo inoltre uno stop definitivo alla precarietà lavorativa e ai tempi lunghissimi dell’università, che ha condannato un’intera generazione all’instabilità, e soprattutto a non riuscire mai a responsabilizzarsi compiutamente. Questi sono solo alcuni dei capisaldi del nostro programma generazionale, che in generale prevede una svolta a 180 gradi della presente situazione, in cui i raccomandati vanno sempre avanti, chi si trova in una situazione familiare economicamente determinata ci resta a vita e chi è avvantaggiato rimane avvantaggiato anche senza alcun merito. Tutte cose palpabili anche nella nostra bella isola.
 
- posted by Lucio at 11:49 | View blog reactions 4 comments
Add to Technorati Favorites Locations of visitors to this page