lunedì, giugno 18, 2007
La guerra generazionale: che fare?
A quanto pare la spedizione dei Mille è partita, avrà lo stesso successo di quella originale? Di sicuro anche in questa ci sono dei bravi ragazzi e degli avanzi di galera fucilatori di contadini come Nino Bixio, ma confidiamo tutti nel nostro Garibaldi. Io, dal mio punto di vista radicale, posso orgogliosamente dire di aver seguito il progetto di Generazione U fin dall’inizio, tra critiche e sostegno. Ma del resto il mare non è mai sempre calmo, altrimenti diventa uno stagno paludoso. Generazione U ha avuto un merito, in poco più di un anno: ha canalizzato l’esasperazione generazionale che da anni stava montando facendone un progetto politico di radicale rinnovamento, e non è poco. Da essa sono nate come per risonanza numerose altre iniziative, il Patto generazionale è la più importante tra queste. Ma in generale nel Paese c'è stata una forte presa di coscienza e si è risvegliato un anelito di sana e forte ribellione contro il vecchiume imperante, un anelito riformista, nel senso pieno nel termine, di chi vuole operare per migliorare il sistema, non distruggerlo, del tutto o parzialmente, come intendiamo noi radicali, che svegli eravano già da tempo, fino almeno dalla pubblicazione della Profezia di Celestino. Ho seguito Generazione U da esterno, da indipendente si potrebbe dire, condividendone però quasi tutto il programma e soprattutto tutto il metodo della democrazia diretta, che è quello che conta. Pochi infatti probabilmente sanno che Marx quando andò alla Comune di Parigi, il più fulgido esempio di totale democrazia diretta, disse che con essa "la dittatura del proletariato aveva trovato la sua forma definitiva", intendendo con ciò che il suo modello temporaneo di governo, fino a quel momento solo delineato in teoria, si era compiutamente espresso con la democrazia diretta, appunto. Ora, tornando ai nostri giorni, siamo più o meno all’ultimo atto, quello decisivo, o i Mille vanno in porto, o ci sarà dopo un totale rompete le righe e ognuno per sè e Dio per tutti. Il mio voto Mario Adinolfi lo avrà di sicuro, sempre che non ci sia da prendere la tessera del PD, questo e in pratica ogni altra cosa i saggi le devono ancora decidere. Lo avrà perchè io ho fiducia molto più in Garibaldi che nei Mille, dato che so quale forza attrattiva e propulsiva questo simpatico omone può sprigionare. Di qualche altro nome lì presente non me ne può fregare di meno, ma del resto su ogni albero anche sanissimo ci sono le mele marce. Premesso questo, quale sarà il futuro della lotta, anche sei io preferei chiamarla guerra, generazionale in questo Paese: che fare? La constatazione fondamentale è un senso di affievolimento di questa lotta, forse perchè sta venendo l’estate e i giovani preferiscono andarsene a mare. O forse perchè già le sconfitte per la nascita di questo PD sono state abbastanza da far pensare di demordere. Per chi come me tenta di fare la stessa cosa per il rinnovamento generazionale nella sinistra radicale e soprattutto per il rinnovamento teorico del comunismo, e in generale per il mondo nuovo, di un nuovo assalto al cielo, si potrebbe dire lo stesso, ma qui la situazione è diversa, dato che noi abbiamo più resistenza, siamo temprati dal gelo delle steppe russe. Comunque, in questa fase di stagnazione della lotta, pur con questa generosità dei Mille, il che fare lo vedo chiaro, e si chiama Mario Adinolfi. Il mio invito è ad assumersi la responsabilità di soprassedere per un attimo dai meccanismi democratici e di dialogo fin qui usati e ad assumere la guida completa del movimento. In tempi duri, è il momento di giocare duro. Cancellando i Mille, io preferisco più il numero Uno. Faccia lui il programma, prenda lui le redini, scelga lui ogni singolo candidato da persone di cui si fidi, prenda lui le decisioni operative, fregandosene di tutto, assuma lui tutta la guerra generazionale. C’è bisogno di un simbolo, e infatti tutte le rivoluzioni ne hanno avuto uno, un simbolo assoluto. Non si faccia ingannare dalla falsa democrazia, dal finto dialogo o dal sogno di una democrazia diretta, ci sarà tempo per dopo, adesso bisogna affrontare la crisi. Secondo me adesso la strategia, l’unica strategia possibile, è l’uno per tutti, e il tutti per uno.
 
- posted by Lucio at 10:57 | View blog reactions


4 Comments:


At 18/6/07 19:40, Anonymous Guido 

Magari, prima, vediamo se ci sono anche altri che meritano di pertecipare alla leadership.

E cerchiamo di mettere a punto metodi che diano ai leaders pieni poteri ma anche adguati checkpoints.

In fondo, di one man party, a tutti noi dovrebbe esserne bastato quello che è chiamato "Forza Italia".

Un abbraccio

Guido

At 18/6/07 19:43, Blogger Lucio 

Dal punto di vista dei risultati non si può proprio dire che dal 94 a oggi il modello di Forza Italia non abbia funzionato... Basta portare quel metodo interamente a sinistra e il gioco è fatto.

At 19/6/07 23:40, Blogger Marcoaurelio 

magari. il problema è che ad adinolfi mancano sia le televisioni che i soldi di berlusca

At 21/6/07 23:38, Blogger Lucio 

Effettivamente non c'avevo pensato.



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