martedì, maggio 01, 2007
Primo Maggio del Concetto (non concerto)
In principio era la Coscienza, ma una Coscienza che non si sapeva come Coscienza, che non era Coscienza di sè, una Coscienza senza Coscienza, pertanto non era niente, era solo in sè, era un suono senza un silenzio, un bianco senza un nero, per cui non sapeva distinguersi nè come suono nè come bianco, nè tantomeno come Coscienza, dato che il riconoscimento può avvenire solo in opposizione a qualcos'altro, perchè è appunto uno che riconosce qualcos'altro e così riconosce se stesso in quanto diverso dall'altro. Così la Coscienza, che tutto poteva, creò questo altro, creò il mondo. Inizialmente non sapeva che l'aveva creato a fare, perchè lo riconosceva in quanto mondo, ma non le serviva a riconoscere se stessa in quanto Coscienza, perchè, ora che il mondo stava davanti ai suoi occhi, era un qualcosa di troppo diverso da lei, dalla sua bellissima perfezione, era qualcosa di sporco, brutto e cattivo, era qualcosa di totalmente ad essa alieno, di altro, era l'assoluta Alterità e Diversità. Poi capitò un balzo, un ricordo, un flashback, perchè la coscienza ricordò una frase, una frase che aveva detto prima e che non aveva prima considerato, anche forse perchè era la sua prima frase: "Io non riconosco me stessa nel mondo". Ma chi era che non si riconosceva nel mondo? L'Io, per cui l'Io nacque, ebbe per madre la Coscienza e per padre l'immane potenza del Negativo, la coscienza si era riconosciuta come Coscienza, era diventata Autocoscienza, era per sè. Ma un'Autocoscienza falsa, infelice, bugiarda, nata male, con un cuore malato, che sarebbe morto a breve, anzi neanche nata, solo concepita, un punto inesteso, invisibile, inutile, un grumo embrionale di cellure di cui non ci si accorge. Perchè era un'Autocoscienza parziale, e lei non poteva essere parziale, lei era perfetta e onnipotente, perchè era un'Autocoscienza limitata, perchè fuoriusciva da lei tutto, fuoriusciva da lei il mondo, che le era servito per riconoscere il suo Io in quanto Io, ma che rimaneva là fuori, esterno all'Io, come un paradosso, uno scherzo non capito, e quindi, dato che il suo Io doveva essere tutto e così era niente, come all'inizio, questa difformità lo cancellava alla radice, l'avrebbe abortito immediatamente se non avesse fatto qualcosa. Bisogna capire, venire fuori da questo paradosso, bisognava pensare a come uscire dal tunnel. Il tunnel del parto, appunto. E la risposta le venne da un nuovo balzo rammemorante, ma stavolta doppio, potenzialmente mortale, dal ricordo di un ricordo, dalla Coscienza di una difformità, perchè la Coscienza si ricordò non solo di essere un Io, ma di aver capito che era un Io solo perchè aveva avuto davanti il mondo, in quanto nel mondo aveva visto l'Altro, e si era sbagliata a giudicarlo Altro, perchè era una sua chiarissima parte, era una sua metà perfettamente identica e simmetrica, si era fatta confondere dalla sua deformità, ma due deformità simmetriche non sono più deformità ma uguaglianza, perchè quel mondo che aveva davanti era il mezzo necessario che l'aveva fatta individuare e individualizzare, lei esisteva solo perchè aveva legato Io e mondo, e così capito che essa era Coscienza, sì, ma Coscienza del mondo che le stava di fronte, Coscienza posta per negazione insomma, l'Io si era manifestato solo dal contatto con l'Altro. E allora, ricordando questo ricordo, ecco il salto mortale, lei non era nè Io nè Altro, era il contatto, che ora vedeva chiarissimamente. Prima aveva parlato, ora parlò delle parole che aveva detto. Capendo questo capì che lei non era nè Coscienza, nè Autocoscienza, nè tantomeno mondo, lei era il ragionamento che aveva fatto per arrivare a e superare tutti questi passaggi, era il vento che aveva soffiato, era Spirito, era il lavoro del Concetto, non il Concetto, era finalmente in sè e per sè. Esemplificando, è come quando uno, la Coscienza, si posa davanti ad uno specchio, il mondo, e questo specchio riflette se stessa, che pertanto si riesce a vedere, capisce che è Autocoscienza. Ma il mondo/specchio svolge la sua missione senza sforzo, in maniera automatica e progettata dall'inizio, statica, elementare, passiva, lo sforzo lo fa chi sta davanti allo specchio e la struttura dello specchio stesso, cioè il corpo per respirare e produrre calore e pensare, gli atomi per aggregarsi, le onde magnetiche per balenare nello spazio, la Terra per attrarre, è la fatica dell'esistenza per esistere, e pure lo specchio in realtà ne è parte integrante, dell'esistenza, infatti se lo specchio si specchiasse si vedrebbe come specchio, appunto. Tutti questi svolgono lavoro, e lo specchio/mondo è una loro parte e pur'esso svolge lavoro, inferiore certo, lavoro semplice, non lavoro consapevole, cioè il lavoro del lavoro, privo di Coscienza, come il corpo per la mente, ma necessaria, perchè il corpo è la mente, e la Coscienza è solo l'immagine della Coscienza, dipendente per vedersi e in che forma vedersi completamente dal funzionamento dello specchio. Il lavoro dello specchio, meccanico, è morte, quello della Coscienza, cioè il riconoscimento di questo lavoro in quanto lavoro, è vita. O viceversa, dipende dai punti di vista, appunto, da che lato dello specchio ci si trovi. Noi pertanto non siamo Coscienza, non siamo corpi o materia, ma siamo il lavoro che questi corpi fanno per specchiarsi e vedersi in quanto corpi, cioè in quanto lavoro, siamo il lavoro immane del Concetto per vedersi in quanto Concetto, cioè in quanto lavoro. E di solito questo lavoro è affidato poi ai filosofi, le avanguardie del Concetto, come la rivoluzione è affidata ai comunisti, mentre gli altri di solito si accontentato di svolgere il lavoro del primo livello, di fare da specchio. Di solito, però. Perciò oggi Primo Maggio è anche e soprattutto la festa del Concetto.

Questa è più o meno, molto meno che più, la Fenomenologia dello Spirito di Hegel. Leggetevela, se avete fegato, è molto poetica.
 
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