domenica, febbraio 04, 2007
I giovani, i comunisti e il compito inedito
Pastorino, segretario di Lotta Comunista, ha scritto un libro che tra poco sarà presentato nei circoli operai del suddetto partito, intitolato "Il compito inedito". Sul giornale omonimo di dicembre e gennaio sono stati pubblicati alcuni stralci della prefazione. Vediamone alcuni:

[...] Nel testo è riordinata l'eleborazione di un intero decennio attorno ai nodi della lotta per l'organizzazione di classe e il 'compito inedito' che vi è richiamato è appunto quello del radicamento nelle odierne condizioni della maturità imperialista di un partito rivoluzionario sul modello bolscevico. [...] Lo sviluppo del lavoro giovanile su nuove basi, a partire dalla seconda metà degli anni Ottanta, era l'esito di una battaglia di orientamento interno, per l'assimilazione dell'analisi sul mutamento. Lo sviluppo del partito non poteva più venire dalle condizioni del ciclo precedente, di lotte tradeunionistiche o della fase di ristrutturazione. Nella complicazione della stratificazione sociale, le nuove condizioni della riproduzione della forza-lavoro, a partire dalla generalizzazione dell'istruzione universitaria, consentivano di afferrare l'anello di un lavoro sistematico e pianificato sulle nuove generazioni. [...] In questo senso la pratica ha dato la sua risposta: riflettere sul partito significa vagliare l'esito di una battaglia politica di lungo periodo condotta sul filo delle generazioni, ed è quiella battaglia che ha sciolto il rebus del 'compito inedito'.

Prendiamo a prestito questa terminologia per indicare che c'è davvero un compito inedito oggi non solo per Lotta Comunista, ma per tutti i movimenti del comunismo attuale, o almeno per i loro resti. Anzi un compito inedito per tutta la sinistra radicale italiana e internazionale, "sinistra radicale" non in senso giornalistico, ma "sinistra" in quanto erede e continuatrice del comunismo e del socialismo, e "radicale" in quanto radicale negli intenti, nella teoria e nella prassi. Tuttavia questo compito inedito non è quello richiamato da Lotta Comunista, ovvero la ricostituzione di un partito sul modello bolscevico. Il bolscevismo fa parte del passato, e il passato è morto e sopolto. Il compito è inedito perchè riguarda il futuro, deve appartenere interamente al futuro, essere incarnato nel futuro. Questo compito inedito è il rinnovamento del comunismo e del marxismo, rinnovare la scienza marxista, il miglior paradigma politico tuttora esistente, in base alla realtà del XXI secolo, aggiornare le categorie del materialismo dialettico e del materialismo storico, mantenendo chiaramente inalterati i rapporti tra tali categorie, come del resto è naturale, è nel loro dna, dato che Marx e Engels li progettarono proprio per essere proiettati al futuro, essi sono metodi, intelaiature i cui nodi sono variabili a seconda del contesto storico, economico e culturale in cui si vogliono applicare. E' questo messaggio che spesso non è stato recepito neanche purtroppo dagli amici di Lotta Comunista, a cui voglio bene e che non me ne vorranno, spesso ancora legati a filo doppio a Lenin e al bolscevismo. Purtroppo Lenin si è polverizzato nella sua tomba, e non risorgerà certamente. Il contenuto di questo rinnovamento parte da un caposaldo fondamentale: esso dev'essere un rinnovamento generazionale. Non solo perchè, come sostiene appunto Lotta Comunista, il comunismo per sopravvivere dev'essere tramandato continuamente nelle nuove generazioni. Ciò è lodevole e importante ma non è sufficiente, e assomiglia sempre di più al lascito dei gioielli della nonna alle nipoti, un compito quasi mistico, come quello degli ebrei che si considerano tali perchè tramandano nel loro popolo l'Alleanza. Dare il potere alle giovani generazioni, teorico e di prassi, è vitale non per il comunismo, ma, come detto, per un nuovo comunismo che estenda il suo portato al ventunesimo secolo. Non una scienza marxista restaurata, ma una scienza rinnovata. Una scienza giovane, come diceva proprio il fondatore di Lotta Comunista, Arrigo Cervetto. Questo è il compito inedito che ci troviamo di fronte.
 
- posted by Lucio at 19:05 | View blog reactions


8 Comments:


At 5/2/07 09:06, Blogger Tisbe 

Oltre alla forza lavoro classica, oggi esiste una nuova forma di sfruttamento che si annida proprio nel terziario avanzato. Credo che si debba riflettere anche su questo aspetto
Ciao

At 5/2/07 10:57, Blogger Lucio 

Appunto per questo occorre aggiornare tutti gli schemi. Se ci rifletti, anche il concetto di classe operaia ormai non ha più alcuna giustificazione d'esistere. Essa oggi si è dilatata o ristretta immensamente, come la vogliamo intendere. Se consideriamo solo il lavoro di fabbrica, il capitalismo, almeno nel mondo occidentale, si è evoluto talmente tanto che è riuscito a fare a meno anche della classe operaia, è così pure del lavoro salariato in senso stretto, ridotto a percentuali minime. Ma se consideriamo la funzionalità dei lavoratori al sistema capitalistico, cioè classe operaia in senso lato, allora il concetto non ha confini. Per non parlare poi del sottoproletariato, in alcuni continenti non c'è che quello. Vedi quante cose dobbiamo aggiornare?

At 5/2/07 13:09, Anonymous rigitans 

è un errore pensare alla sinistra come ad una cosa a pannaggio del socialismo e comunismo.
può tranquillamente esistere una"sinistra" che non sia nè l'uno nè l'altro, ma che sia comunque radicale, nella volontà di cambiamento.
è ciò che sento dentro io. ciao

At 5/2/07 17:11, Blogger Lucio 

Sì ma ci vuole sempre una teoria coerente.

At 10/2/07 14:51, Anonymous Anonimo 

Rispondo a Lucio facendogli presente che con classe opearia non si intende gli operai in senso stretto ma per esattezza la classe formata dalle persone che vendono la propria forza lavoro a fronte di un pagamento tipicamente monetario da parte di un detentore di mezzi di produzione. Confondere classe operaia con operai è errore abbastanza banala. Considera che in inglese nel capitale infatti la classe è chimata più correttamente working class. Questa classe comprende quindi tutti i lavoratori (dell'industria, del terziario, muratori ed ingegneri) che campano vendendo la propria forza lavoro.

Per quanto riguarda il lavoro salariato esso è in costante aumento in tutto il mondo e le percentuali mssime sono raggiunte negli Stati Uniti e nell'Unione Europea. Per dei dati più completi puoi studiare le analisi fatte da OCSE, FMI ed altri organismi più o meno governativi.

At 10/2/07 16:06, Blogger Lucio 

Veramente, caro anonimo, non so dove tu abbia letto che ho equiparato operai con classe operaia. Era solo un caso esemplificativo di una categoria solitamente inclusa, e appunto esemplificativa, nella classe operaia di cui mi sono servito per esemplificare il mio discorso. Quanto alla seconda obiezione, essa è in parte, se non tutta, errata, in quanto il lavoro salariato è certamente in maggioranza, ma non quello appunto "in senso stretto", come ho scritto e tu non hai letto, cioè riferito a datori di lavoro capitalistici proprietari dei mezzi di produzione che dici tu. Il lavoro salariato che tu intendi è quello atipico, dilatatosi talmente tanto da diventare tipico, cioè prima di tutto dei servizi, e poi con funzioni talmente vaghe e molteplici da non essere possibile più ricondurlo o almeno non con cognizione di causa, alla definizione del Capitale. Tutto va inteso nella dialettica tra "senso stretto" e "senso lato", che sta anche alla base del post. In sostanza hai tratto da premesse inventate da te delle conclusioni altrettanto inventate, e in mondo peraltro illogico. Sii più attento.

At 13/2/07 22:31, Anonymous Anonimo 

Mi riferivo al tuo precedente messaggio in cui nella terza e quarta riga asserisci che (cito) "Se consideriamo solo il lavoro di fabbrica, il capitalismo, almeno nel mondo occidentale, si è evoluto talmente tanto che è riuscito a fare a meno anche della classe operaia"

Per quanto riguarda la seconda osservazione mi sono attenuto alla definizione di lavoro salariato presente nel Capitale e nei principali testi marxisti in cui per salariati si intendono coloro che vendono la propria forza lavoro in cambio di un compenso. Lo stesso Marx ci ricorda di andare al di là delle forme giuridiche per guardare alla sostanza del rapporto di produzione.

At 14/2/07 17:40, Blogger Lucio 

Vendono ai datori di lavoro. Il problema è che i datori di lavoro sono scomparsi. O se ne sono andati in Cina. Come fai a far rientrare nella definizione di Marx uno stagista precario per una società pubblica, semi-pubblica, o con un contratto pubblico? Poi torno a dire che quello, come questo, è solo un caso portato a esempio.



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