lunedì, dicembre 25, 2006
Il penultimo Natale di guerra
Primo Levi scrisse un bellissimo libro, in realtà una raccolta di racconti pubblicata poi dopo la sua morte, che lasciò interrotta, intitolato “L’ultimo Natale di guerra”. Credo che questo grande autore si ingannasse, in quanto non sapeva secondo me che la guerra non si spense mai, neanche dopo la fine di quella che nello stesso giorno decretò la fine anche della sua prigionia ad Auschwitz. La guerra infatti non è mai finita, e forse il vecchio Levi lo sospettava anche, tanto è vero che per farla finire scelse una delle vie più drastiche e radicali: il suicidio, che lasciò sgomento l’intero Paese. La guerra non è mai finita per varie ragioni e in molteplici sensi. Non è finita la guerra calda o fredda che sia, tanto che proprio in questi giorni si aggiungono all’Iraq e all’Afghanistan scenari di imminenti guerre in Somalia, in Iran, e chissà in quali altri Paesi, con una corsa agli armamenti che procede in progressione geometrica, con l’inquietante bomba atomica che viene sempre curata, tenuta senza polvere, aiutata a riprodursi e conservata più efficiente che mai, con questioni riguardanti i mercati dei colossali, e armatissimi, giganti asiatici, con quella strettamente collegata delle risorse energetiche, con in generale tutte le preoccupazioni al mantenimento e all’aumento della propria grandezza e benessere, o spesso anche alla sola propria sopravvivenza, che il capitalismo planetario impone a tutti gli Stati. Ma non solo a livello macro la guerra non si è mai arrestata, ma anche a livello micro, cioè piccolissimo, quanto una persona, un individuo, un qualsiasi sperduto essere umano. La guerra infatti rimane dentro di noi, compone le nostre giornate, è la lotta intestina tra le nostre debolezze e la consapevolezza che queste debolezze sono in realtà il nostro maggiore patrimonio, da difendere e da incrementare con le unghie e col sangue, se necessario, a spese di chiunque ci passi vicino, sia il nostro prossimo, la famiglia, la collettività. La Chiesa infatti, per fare il primo esempio che mi viene in mente, dimostrando una notevole misericordia, ha avuto talmente paura da negare dei funerali religiosi ad un povero cristo morto dopo decenni di disumane sofferenze, la cui famiglia voleva solo permettere ai suoi amici del quartiere di fargli tributare l’ultimo saluto nella parrocchia di zona, e neanche questo hanno potuto fare. E parliamo della Chiesa Cattolica, la più grande e potente organizzazione del mondo, con una decisione presa dai suoi massimi vertici, il Vicario di Roma, presumibilmente anche il Papa in persona. Ora, è questo il ragionamento, se una simile universale e celeste potenza ha avuto talmente paura da accondiscendere a queste debolezze, a questi bassi calcoli e istinti, a questa burocrazia della fede, o pseudo tale, tanto da scrivere una delle pagine più nere della sua bimillenaria storia, dove le pagine nere peraltro non mancano, che dire di un singolo, isolato, cittadino? Resistere per lui alle proprie debolezze e mancanze sarà un’impresa impossibile, la guerra da ingaggiare con esse per farlo è già persa in partenza. E quando parlo di debolezze intendo tutte le specie di lati oscuri, o solo cattivi, o gretti, della natura umana, storicamente intesa, non i peccati capitali o chi per loro, assolutamente, ma la paura, l’odio, la violenza, la discriminazione, la semplice voglia di far del male a uno, la ruberia in posti di poteri, l’inerzia, la mancanza di gentilezza a una vecchietta che attraversa le strisce pedonali. Per citarne solo alcuni. La guerra con esse non è mai finita, e mai finirà, dato che è l’eterna lotta tra bene e male, o tra quasi-bene e quasi-male. Per questo oggi è solo, come quello precedente e come quello dell’anno prossimo, il penultimo Natale di guerra.
 
- posted by Lucio at 19:02 | View blog reactions


6 Comments:


At 25/12/06 21:24, Blogger Marcoaurelio 

Il post è molto bello e tragicamente molto vero.
The egoistic man marxista non muore mai!

At 26/12/06 10:58, Blogger Lucio 

Scusa, come direbbe Di Pietro, che c'azzecca?

At 27/12/06 16:19, Blogger Marcoaurelio 

quando parli della guerra a livello micro stai criticando l'individualismo liberale e quindi il ragionamento egoistico e self-interested

At 27/12/06 16:27, Blogger Lucio 

Aaahhh ecco... Quindi intendevi l'egoismo individualista prodotto dal capitale, che vive e prospera sull'aridità, sulla mercificazione e sul bellum omnium contra omnes, non marxista. I marxisti sono buoni, di solito...

At 28/12/06 13:05, Blogger Marcoaurelio 

l'egoismo individualista per Marx è prodotto non dal capitale ma dalla proprietà privata.
E, che io sappia, Marx fu il primo a sottolineare in maniera precisa gli effetti negativi dell'egoismo derivante proprio dalla proprietà privata.

Se "i marxisti sono buoni, di solito...", non so perchè non ho ancora avuto il piacere di conoscerne uno vero e dal vivo.
Però conosco molti pseudo-marxisti ignoranti e cattivi!

Sui due precedetni punti mi riferisco in particolare a
MARX (1843), “On the Jewish Question”. In Early Writings, L. Colletti (ed.). Harmondsworth: Penguin, (1975).

ciao

p.s. vienimi a trovare sul blog...vorrei sapere quale sia per te (non necessariamente in termini marxisti) la nozione di "potere" (così senza aggettivi!).

At 28/12/06 18:09, Blogger Lucio 

Vabbè proprietà privata, capitale, sono tutt'uno. Il capitale determina il proliferare senza tregua delle debolezze umane innanzitutto perchè appunto si preme a che il proletariato si scanni fra di sè, in secondo luogo perchè sono queste debolezze che portano gli esseri umani a tentare di arraffare il più possibile e con tutti i mezzi leciti e illeciti, violentando e truffando l'altro, per potersi permettere di acquisire i prodotti offerti dal capitale: "Ogni prodotto è un esca con cui si vuole attirare la sostanza dell'altro, il suo denaro, ogni reale e possibile bisogno è un'esca che condurrà la mosca nella falla". Cioè il misero proletario ad incrementare il capitale dei proprietari. In questo senso persino la camorra, almeno quella di qualche decennio fa, quella appunto preindustriale, ha più etica di un borghese.



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