martedì, novembre 07, 2006
Lotta senza quartiere
Pubblichiamo qui il nostro articolo uscito sabato scorso, ovviamente sul Golfo, parole forti, ma che vogliono dire che è ora di dire basta a cose che non funzionano, dato che sono troppe. I politici smettano di distribuire chiacchiere e facciano quello che devono fare, altrimenti passino il potere ai giovani, che i problemi li risolveranno subito, e se ne vadano al diavolo!

La drammaticità dei tempi presenti e la necessità di un collettivo dei giovani isolani.

di Lucio Iacono (www.karlettomarx.it)

Cosa significa essere giovani impegnati in politica oggi? Cos’è la questione generazionale? Innanzitutto non è assolutamente il desiderio di occupare anche noi poltrone, poltroncine o simili, e reiterare quest’usanza secolare in Italia, vigente più forte che mai oggi. Questo significherebbe non essere giovani ma essere parte del vecchiume politico tradizionale. Essere giovani significa l’esatto contrario: invertire queste forme degenerate di politica, che in realtà è antipolitica, e lavorare per il rinnovamento non solo dei contenuti della politica, ma in primo luogo delle forme della politica. Ben sapendo che il metodo spesso è il messaggio, e che un buon metodo non potrà che essere foriero di buone conseguenze. Cos’è la politica isolana? In sintesi questo: io conosco quello, quello mi imbarca con lui, io faccio favori, illeciti e in massima parte di tipo economico, a cinquanta persone, quelle mi garantiscono così duecento voi, e dopo la catena ricomincia, con favori, sempre, per definizione, trattandosi del bene pubblico, illeciti, stavolta a cento persone, scalando man mano ogni volta un gradino del potere. Questo produce le condizioni attuali in cui versa lo Stato, la società, e tutto il resto. Che tipo di dialettica politica c’è oggi a Ischia? Quello è mio avversario, pertanto io lo colpisco in ogni modo, se sto al potere gli rendo la vita impossibile, ne parlo male sul giornale, lo insulto in tutti i modi. Un tipo di scontro politico, direi, personalistico. Tutto questo naturalmente non avviene solo a Ischia, ma l’ho usato come simbolo della situazione nazionale, dai più bassi gradi fino ai vertici del Parlamento, questa è l’usanza. Chi se ne chiama fuori sono, obiettivamente, mosche bianche. A noi tutto questo fa schifo. E consideriamo questo modo di fare politica la causa prima di tutti i mali che affliggono la nostra epoca: crisi economica, criminalità organizzata che impazza, disastro ecologico, aridità e mercificazione dei rapporti umani e lavorativi, guerra, terrorismo, e per ultima, la questione generazionale. In un modo e nell’altro, essendo, per citare Marx, la politica, e prima ancora la politica economica, la scienza che dà l’impostazione a tutte le altre sovrastrutture del vivere sociale e civile, anzi spesso incivile, questa degenerazione di politica è la causa della degenerazione di tutto il resto. Viviamo infatti tempi drammatici, in cui il futuro è un punto interrogativo, e il presente un tunnel altrettanto oscuro di cui non si vede l’uscita, di cui la marea nera della camorra che ormai sembra pervadere ogni cosa non è che uno dei tanti simboli. Per essa occorrerebbe altro che l’esercito, ma i carri armati e la bonifica casa per casa del territorio, per riportare un po’ d’ordine, legalità e giustizia, ma anche in questo caso le amministrazioni comunali, provinciali, regionali e il governo si sono dimostrati, se non collusi con la stessa criminalità organizzata, vedesi il debito e le perdite incredibili, miliardi di euro annui, delle aziende e commissioni speciali varie dei suddetti enti, deboli e incapaci. I giovani in questo contesto rappresentano la parte peggio attrezzata di tutte, in quanto, per definizione, ancora legata alle proprie ambizioni, speranze, volontà di un mondo migliore in cui vivere: sono le prime vittime. Essi sono spaesati, incapaci spesso di reagire, attaccati a strutture, spesso futili, che gli danno l’illusione di contare qualcosa. Eppure è ad essi che occorre affidare le possibilità di cambiamento che ancora ci sono, perché questa debolezza è, automaticamente, anche la loro forza
Essendo l’area comunista e la sinistra il mio punto di riferimento, pongo qui una proposta, accennata alla recente conferenza autoconvocata tenutasi a Lacco Ameno, per affrontare in primis la questione a livello isolano: la creazione di un collettivo che rappresenti e organizzi tutti i giovani isolani che vogliono lavorare per cambiare questo contesto, che abbia le forme della sinistra, ma che sia aperto a chi è di centro, destra, o altro che sia. I problemi sono tali per tutti. Una struttura del tutto informale e libera dai lacci, spesso perversi, dei partiti. Sui partiti occorrerebbe fare qui un lungo discorso, dico solo che sono tra i corresponsabili della succitata situazione. Il loro problema è che sono, appunto, partiti, ovvero di parte, fedeli più che ad un interesse generale, ad un interesse partitico, in cui nella stragrande maggioranza dei casi l’ordine della segreteria, nazionale, provinciale, paesana che sia, è prioritario rispetto all’interesse dei cittadini. Come già detto in un mio precedente intervento, bisogna collaborare con loro su obiettivi comuni, ma superarli. L’idea quindi di un collettivo politico che si ponga all’attenzione non solo dei pochissimi giovani già attivi in politica, ma in primo luogo di chi non lo è, studenti soprattutto, è forse uno dei possibili strumenti per cominciare a fare qualcosa. Per citare stavolta l’amico Adinolfi (marioadinolfi.ilcannocchiale.it), il cui movimento “Generazione U” mi ha fatto capire che è ora di dare il via a queste iniziative e all’impegno politico, è venuto il momento di smettere di essere invisibili. Comune unico, riqualificazione ambientale dell’isola, lotta senza quartiere alla forme di micro e macro criminalità, dato che la camorra, a dispetto di quanto dicono i nostri sempre diligenti amministratori, è presente pure sull’isola, trasporti e mobilità, centri per il lavoro e centri culturali per i giovani, di entrambi si constata la totale mancanza, lavoro nero, una vera e abominevole piaga sull’isola, ecco quali sono gli incredibili problemi, per citare solo quelli più urgenti, che, trascurati per decenni, si aggravano ogni giorno di più. Il tempo delle mezze misure e del moderatismo è finito, se nel precipizio sociale la cui formazione è già abbondantemente in atto non ci vogliamo sempre più sprofondare, è ora di interventi duri e radicali.
 
Add to Technorati Favorites Locations of visitors to this page