martedì, novembre 28, 2006
Ischia, il Meridione e altre cose
Pubblichiamo pure qui, e come potremmo mancare, il nostro articolo apparso sabato sul Golfo, che tra parentesi penso venda più copie di Europa, per la sezione "idee", anche se la sezione giusta secodo noi sarebbe stata "azioni", anzi "azioni rivoluzionarie". Una spassionata analisi del Meridione, e delle sua ottima classe dirigente, che l'ha condannato a marcire su se stesso. Il presidente Napolitano, e diessini, di alto o basso rango vari, compresi, il quale, la volete sapere una cosa divertente, all'"incontro con gli studenti" di oggi a Napoli, dove ha inaugurato in pompa magna l'anno accademico della "Federico II", ci voleva l'invito per entrare, cioè si sono scelti loro gli studenti ammessi, dato che diversi miei amici e alcuni parenti che volevano andarci sono stati rimbalzati dalle guardie all'ingresso. Appunto di questo parliamo nel seguente articolo. Ci auguriamo che anche qualche altro giornale "libero" faccia lo stesso.

Il paese dove nulla cambia
Di Lucio Iacono (www.karlettomarx.it)
La camorra, nella sua forma attuale, esiste da almeno sessant’anni, e sta ancora lì, più forte, grassa e potente che mai. La questione meridionale venne descritta da quando si potè parlare di meridione d’Italia, cioè da centocinquant’anni, e mai è stata più tragica e lampante di oggi. La corruzione e il malgoverno politico e amministrativo, nonostante un generoso, per quanto inutile, e maldestro, tentativo nel 92/94, esiste ancora ed è oggi straordinariamente e massicciamente imperante nel Sud, con i vari bassolini, a tutti i livelli. Siamo il paese dove nulla cambia, dove un attore, per quanto bravo, come Mario Merola o un calciatore come Maradona, o come Totti se non vogliamo andare troppo indietro, assurgono alla massima dignità, questo mentre nel resto d’Europa, e persino del mondo, ad avercela questa dignità sono statisti, economisti, medici, scienziati, filosofi, poeti. E un sintomo di cos’è oggi, anzi appunto di cosa è sempre stato, il Meridione. Dove tutto, da secoli, è immobile. Dove si festeggia mentre le strade sono occupate, sempre da decenni, dalla spazzatura. Non c’è bisogno di citare il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa per simboleggiare questa cosa, il simbolo, reale, di quanto dico ce l’abbiamo davanti agli occhi tutti i giorni.
Prendiamo la nostra isola. Grandi progetti, grandi ambizioni, ma tutto si ferma di fronte alla burocrazia, all’attesa, alle chiacchiere che i sindaci, se interpellati su un qualsiasi problema, distribuiscono dicendo che c’è questo e c’è quest’altro ostacolo, ci sono queste carte e questi permessi, che bisogna avere pazienza. Siamo il paese dei permessi, permessi per fare niente, dato che tutto resta così com’è, e se cambia, cambia per peggiorare. Come in una commedia, ognuno vive la sua parte, anche se piccolissima: gli imprenditori continuano a macinare soldi, i lavoratori continuano a preoccuparsi esclusivamente a come arrivare indenni alla pensione, i giovani continuano a godersi spensierati la vita, finchè dura, i pensionati continuano la loro partita a carte sotto al bar, i faccendieri vari continuano a faccendare, i politicanti a politicare, eccetera, eccetera. Siamo come quel racconto dei luoghi comuni, il cui c’è il leone costretto a stare in gabbia, le gazze ladre costrette a rubare, e i cani costretti a fare la guardia, e non sai chi è più schiavo fra questi, se il leone, le gazze o i cani, in quanto sono schiavi tutti nella stessa misura. La nostra frase simbolo potrebbe essere costituita da quella che l’ex sindaco Brandi ripeteva ossessivamente dopo la strage di Monte Vezzi: “Si tratta di piccoli abusi!”. Ecco, potremmo farla incidere a caratteri cubitali sulle banchine dove attraccano i nostri visitatori questa frase, “Si tratta di piccoli abusi!”, come benvenuto, ci compendia in pieno, come compendia in pieno l’intero Meridione e, in buona parte da esso condizionata e mortalmente appesantita, l’intera Italia. Ad essa magari potemmo aggiungere come raffigurazione fotografica l’immagine del Pio Monte della Misericordia, simbolo dell’incuria. Nel paese dove nulla cambia, sono scene frequenti, frequentissime.
Capita in questo paese che ogni tanto sorga un Masaniello qualunque, anche un Masaniello imprenditore televisivo del Nord, e che sparga le sue gigantografie a ogni angolo di strada e di vicolo, con milioni di persone che gli vanno dietro, giusto per avere un po’ di speranza in più. Poi può pure capitare che il presente Masaniello si faccia una ventina di leggi a suo uso e consumo, e a danno del restante paese, e se ne vada a fare guerre, e ammazzare, e fare ammazzare, poveri cristi un po’ in giro per il globo, ma non fa niente. Noi sappiamo perdonare tutto, se ricompensati con un pezzo di pane, o con un posto di lavoro. O può pure capitare che un governo di segno, si fa per dire, opposto, per fare una Finanziaria che scontenta tutti, ma proprio tutti di tutti, ci riesca a mettere un anno. E il presente governo, i suoi fautori e i suoi rappresentanti e i bassolini vari, hanno pure il coraggio di chiamarsi “sinistra”. Può capitare tutto questo e altro in un simile paese.
Tuttavia all’orizzonte, anche se ancora lontana e timida, si sta profilando una tempesta, una tempesta il cui vento cercherà di essere talmente impetuoso e forte tra trascinare via ogni vecchiume e ogni immobilità: questa tempesta si chiama questione generazionale, e questo vento sono i giovani che intendono ripulire tutto ciò che va ripulito.
 
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sabato, novembre 25, 2006
Anelli di fatto
Per chi se lo fosse perso, in Olanda il 23/9 scorso è accaduto un fatto che probabilmente cambierà, e molto, la storia e il futuro di questo continente, se non del mondo. Certo così sembra troppo altisonante a dirlo, ma, come diceva Nietzsche, "sono le parole più silenziose che portano la tempesta": tre persone si sono sposate. Non nel senso che tre persone si sono unite in tre differenti contratti matrimoniali, ma in uno solo, un uomo si è sposato con due donne. E tutto legalmente, un contratto riconosciuto, e garantito, dallo Stato. Il caso è quello di Victor de Bruijin, che ha stretto un'unione di fatto, che in Olanda è possibile anche di tipo plurimo, con due donne, Bianca e Mirjam. Ricordatevi questi nomi, perchè tra cinquant'anni saranno come quelli del primo bambino concepito in provetta, o della prima coppia che in Italia si è sposata civilmente. Come ha dichiarato de Bruijin, è un vero matrimonio a tutti gli effetti, nè più nè meno di tutti gli altri contratti matrimoniali. Ora, non sappiamo precisamente come la legge olandese regoli le unioni di fatto, ma, sta di fatto appunto, che il dado è stato tratto. La libertà comincia a espandersi. In un Paese in cui è ancora fantascienza pensare ai PACS, c'è da avere voglia di trasferirsi in Olanda. Se non fosse che non sappiamo mezza parola di olandese e che purtroppo noi italiani siamo condannati a rimanere attaccati come ceppe alle nostre terre di origine, altrimenti altro che saudade. Ma comunque c'è da essere fiduciosi, non esiste nessuna legge divina o fantomatici "principi non-negoziabili", le leggi ce le scriviamo noi e ce le possiamo scrivere come meglio crediamo. E, soprattutto, le possiamo cambiare.
 
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mercoledì, novembre 22, 2006
I giorni del pellicano
Scriviamo il Rapporto Pelican. Atto primo, l'ex primo ministro libanese Hariri, sicuro vincitore delle elezioni, filo-occidentale e anti-siriano, viene ammazzato. Da subito si rincorrono le voci che c'è stata una mano straniera, la parolina è "CIA", si dice. O almeno così abbiamo letto sui giornali che riportavano la dichiarazioni di molti esponenti libanesi. Nè i colpevoli nè i mandanti sono stati a tutt'oggi identificati neanche lontanamente, nonostante l'enorme dispiego di mezzi, la creazione di una commissione internazionale con poteri assoluti, l'intervento dell'ONU, dell'UE, degli USA soprattutto e dei relativi imponenti apparati di pressione e di investigazione, cioè dei servizi segreti. E non crediamo che in delle forze che combattono ancora a pietre e fucili sovietici e che mangiano ancora capre arrostite sulle mulattiere come gli Hezbollah e i siriani possano passare, e rimanere, sconosciuti degli eventuali loro compenenti che sono riusciti nell'impresa di ammazzare Hariri e tutta la scorta. Sempre se parliamo di loro componenti, appunto. Dopo tale evento le truppe siriane, che sono riuscite, e senza passare per centinaia di migliaia di morti come in Iraq, dove si perde, e con al massimo 40000 unità, a far uscire il Libano da una guerra civile incredibile, causata da una solita invasione israeliana e durata vent'anni, una delle più intestini guerre civili che si possano immaginare, di un Paese appunto diviso in almeno dieci componenti sociali, religiose, politiche, sono dunque costrette a sloggiare anche le poche migliaia di unità rimaste, quindi la Siria vede stringersi l'embargo e l'isolamento, ormai divenuto totale, e l'ipotesi di una sua occupazione militare, tanto le truppe ce l'ha già fuori confine, si fa più reale che mai. E lo stesso vale per il suo alleato Iran, che ha pure in corso una vicenda atomica tra le altre cose, anche lui considerato con le mani in pasta nella situazione libanese. Pochi mesi dopo Israele scatenerà sul Libano un mese di guerra che lo lascerà pressocchè distrutto, ma questa è un'altra storia, non la possiamo associare a tutto ciò seguito all'omicidio di Hariri. O no? Atto secondo, ieri il ministro Gemayel, dello stesso partito di Hariri, anche lui cristiano, iper filo-occidentale a iper anti-sirano, fa la stessa fine di Hariri, ammazzato con tutta la scorta e poi finito alla testa da uomini che avevano armi automatiche, col silenziatore, di nuovissima generazione e col volto coperto. Questo mentre parte del Libano è ancora occupato dagli israeliani, una missione militare che ha coinvolto l'UE e molti Paesi del mondo, persino la Cina, sta al momento cercando di dargli una mano, e tale missione è persino il fiore all'occhiello di tutta la politica estera europea, in modo particolare dei progressisti alla Prodi, anticipazione, se riuscirà bene, di un futuro esercito europeo, e stimolo alla maggiore unificazione dell'UE. Ma questo è secondario. Ciò che è primario è che il Libano, sto sputo di Paese di quattro milioni di anime con zero risorse di qualsiasi tipo, è il crocevia in questo momento di interessi su scala globale, innanzitutto il confronto tra USA e Isreale da una parte, Siria e Iran dall'altra, con tutta la Lega Araba che sta a guardare. Quindi il ruolo dell'UE con l'Italia come capofila, e la Cina, che per la prima volta sta compiendo i suoi passi sulla scena politica internazionale come potenza mondiale, che sostituirà tra qualche decennio gli USA. Più un paio di altri Paesi al momento impiegati in Libano, come l'Indonesia, che tanto piccolo non è dato che ha 4000000 di abitanti, musulmani per lo più. Più ci aggiungiamo tanto per gradire sta questione del petrolio, delle future crisi energetiche, anticipo delle future, e presenti, crisi economiche, per il quale gli USA già si sono assicurati l'Iraq, il secondo Paese più ricco al mondo di idrocarburi. Ora, ci chediamo noi, se la CIA, o il Mossad, più o meno sono la stessa cosa, come sono la stessa cosa USA e Israele, in tutti i sensi, a livello interno ed estero e per ambizioni politiche e culturali ed economiche, soprattutto, stanno giocando la loro partita l'uno per il Nuovo Secolo Americano, la dottrina dei neocon, uguale identica a quella nazista ariana e a qualla giapponese pan-asiatica pre II Guerra Mondiale, l'altro per il Grande Israele, la dottrina dei neo con sionisti, che, chiusa la partita palestinese, ormai in via di estinzione, non ci metteranno nulla a mirare al Libano del sud, terre da sempre bibliche e appartenenti al popolo giudaico per diritto, Cana, Tiro, Sidone, che dovrebbero fare questi di meglio, se non creare un casus belli, assassinio di Hariri e Gemayel e chissà cosa diavolo altro ci stanno preparando ancora, per scatenare la guerra su Siria e Iran, e forse per la III Guerra Mondiale? Questo ci domandiamo. Domande in libertà. Fantapolitica. O no? Un paio di precedenti, 11/9, prove inventate sull'Iraq, intercettazioni, voli CIA, stravolgimento preventivo a proprio uso e consumo del diritto internazionale, in specie del diritto di guerra, ce l'abbiamo.
 
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domenica, novembre 19, 2006
Un altro complotto
Volevamo solo farvi presente che si è aggiunto un altro Paese alla già nutrita lista di Paesi in cui le elezioni sono state barbaramente truccate, sulla quale avevamo già detto (il che è l'ennesima prova che se uno fa un'analisi marxista non sbaglia mai, riesce a prevedere il futuro con esattezza spaccata): l'Italia. Il problema da affrontare crediamo però sia un altro, non tanto il fatto che barando diventa presidente degli USA Bush, che ammazza il mondo, invece di Al Gore, che sicuramente l'avrebbe un po' po' migliorato: è venuta l'ora di iniziare una seria riflessione su come superare questa ormai mostruosa democrazia di forma novecentesca.
 
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giovedì, novembre 16, 2006
Un giornalista
Crediamo che sia entrata sicuramente nella storia questa intervista di Giorgio Bocca a Che tempo che fa del 5 scorso. In un Paese di stronzi, di giornalisti muffa e di politicanti feccia, ci voleva un vecchio partigiano di 85 anni a dirci la verità. E qual'è la verità? La prima proposizione è che in Italia c'è ancora una maggioranza fascista. Non ci saremmo arrivati se non ce l'avesse sbattuto, ecco il mestiere del giornalista, così chiaro in fronte. Come definire infatti il 23% di voti a Forza Italia, le torme cattoliciste delle reazione che tengono sto Paese ancorato al medioevo dei diritti, tutte le varie mafie, l'inettitudine dei pronti a niente dell'Ulivo - futuro Partito Democratico, il ministro Damiano, quelli dell'indulto, eccetera, eccetera, se non fascisti? Altro che maggioranza, questa è stramaggioranza. Ma state attenti, perchè di fronte ad un nuovo fascismo non potrà che nascere una nuova Resistenza. Occhio, perchè quando è troppo è troppo. La seconda proposizione è che Napoli è una città in decomposizione da secoli e che sfortunato chi ci nasce. Noi che viviamo a Napoli in media quattro/cinque giorni a settimana, vi possiamo dire che è assolutamente così. In disfacimento non solo a causa della camorra, della crisi economica, o dal punto vista sociale o civile o morale, no proprio disfacimento fisico. Questa città cade a pezzi. Si danno 1,5 milioni di euro alla Procura e si spendono, dati di questi giorni della Camera, 1000 milioni di euro, solo di indebitamento, attenzione, per una commissione ambientale regionale che ha, evidentemente da come stiamo combinati, prodotto zero risultati. Questo e i diecimila abbandoni in età scolastica all'anno sono la cifra per capire cos'è oggi Napoli, non gli omicidi e gli ammazzamenti vari, essi sono solo la punta di un iceberg gigantesco. Se volessimo dare un futuro a questa città andrebbero commissiarati Comune, province, almeno quelle di Napoli e Caserta, e soprattutto Regione. Azzerate sta cavolo di democrazia, che è la migliore amica del disastro e per la quale tutti si sono bevuti il cervello! Un'analisi non può che essere che spietata, e l'analisi fatta da Bocca, e da noi, proprio per questo è di una verità accecante. Grazie vecchio Bocca, e che le montagne e mi tra ti continuino a sorridere.
 
- posted by Lucio at 16:49 | View blog reactions 4 comments
Visto che ci siamo candidati per far parte della redazione di Kilombo, fedeli alla linea marxista, cioè al "fin dove si può arrivare, si deve arrivare", esponiamo qui ad uso di tutti gli amici kilombisti il nostro programma:


Obiettivo: far diventare Kilombo popolare e forte come tochevil.


Metodo: partecipazione ad ogni incontro, conferenza, dibattito sui blog in Italia, o almeno a quelli più importanti; campagna massicia sul web; estesa politicizzazione e motivazione all'impegno di tutti gli iscritti; eventuale modifica in senso efficientista del sito, della carta e di tutto il resto; collegamento con tutte le altre strutture web della sinistra in Italia; magari l'espansione di Kilombo in un'associazione concreta.


Votateci e non ve ne pentirete, e se ne ve pentirete potremmo sempre appellarci al fatto che "c'ha rovinato la guera!".
 
- posted by Lucio at 08:31 | View blog reactions 7 comments
Un Bush di sinistra, identico, ma opposto. Una sinistra uguale. Un Paese non normale, ma normalizzato.
 
- posted by Lucio at 17:02 | View blog reactions 4 comments
martedì, novembre 07, 2006
Lotta senza quartiere
Pubblichiamo qui il nostro articolo uscito sabato scorso, ovviamente sul Golfo, parole forti, ma che vogliono dire che è ora di dire basta a cose che non funzionano, dato che sono troppe. I politici smettano di distribuire chiacchiere e facciano quello che devono fare, altrimenti passino il potere ai giovani, che i problemi li risolveranno subito, e se ne vadano al diavolo!

La drammaticità dei tempi presenti e la necessità di un collettivo dei giovani isolani.

di Lucio Iacono (www.karlettomarx.it)

Cosa significa essere giovani impegnati in politica oggi? Cos’è la questione generazionale? Innanzitutto non è assolutamente il desiderio di occupare anche noi poltrone, poltroncine o simili, e reiterare quest’usanza secolare in Italia, vigente più forte che mai oggi. Questo significherebbe non essere giovani ma essere parte del vecchiume politico tradizionale. Essere giovani significa l’esatto contrario: invertire queste forme degenerate di politica, che in realtà è antipolitica, e lavorare per il rinnovamento non solo dei contenuti della politica, ma in primo luogo delle forme della politica. Ben sapendo che il metodo spesso è il messaggio, e che un buon metodo non potrà che essere foriero di buone conseguenze. Cos’è la politica isolana? In sintesi questo: io conosco quello, quello mi imbarca con lui, io faccio favori, illeciti e in massima parte di tipo economico, a cinquanta persone, quelle mi garantiscono così duecento voi, e dopo la catena ricomincia, con favori, sempre, per definizione, trattandosi del bene pubblico, illeciti, stavolta a cento persone, scalando man mano ogni volta un gradino del potere. Questo produce le condizioni attuali in cui versa lo Stato, la società, e tutto il resto. Che tipo di dialettica politica c’è oggi a Ischia? Quello è mio avversario, pertanto io lo colpisco in ogni modo, se sto al potere gli rendo la vita impossibile, ne parlo male sul giornale, lo insulto in tutti i modi. Un tipo di scontro politico, direi, personalistico. Tutto questo naturalmente non avviene solo a Ischia, ma l’ho usato come simbolo della situazione nazionale, dai più bassi gradi fino ai vertici del Parlamento, questa è l’usanza. Chi se ne chiama fuori sono, obiettivamente, mosche bianche. A noi tutto questo fa schifo. E consideriamo questo modo di fare politica la causa prima di tutti i mali che affliggono la nostra epoca: crisi economica, criminalità organizzata che impazza, disastro ecologico, aridità e mercificazione dei rapporti umani e lavorativi, guerra, terrorismo, e per ultima, la questione generazionale. In un modo e nell’altro, essendo, per citare Marx, la politica, e prima ancora la politica economica, la scienza che dà l’impostazione a tutte le altre sovrastrutture del vivere sociale e civile, anzi spesso incivile, questa degenerazione di politica è la causa della degenerazione di tutto il resto. Viviamo infatti tempi drammatici, in cui il futuro è un punto interrogativo, e il presente un tunnel altrettanto oscuro di cui non si vede l’uscita, di cui la marea nera della camorra che ormai sembra pervadere ogni cosa non è che uno dei tanti simboli. Per essa occorrerebbe altro che l’esercito, ma i carri armati e la bonifica casa per casa del territorio, per riportare un po’ d’ordine, legalità e giustizia, ma anche in questo caso le amministrazioni comunali, provinciali, regionali e il governo si sono dimostrati, se non collusi con la stessa criminalità organizzata, vedesi il debito e le perdite incredibili, miliardi di euro annui, delle aziende e commissioni speciali varie dei suddetti enti, deboli e incapaci. I giovani in questo contesto rappresentano la parte peggio attrezzata di tutte, in quanto, per definizione, ancora legata alle proprie ambizioni, speranze, volontà di un mondo migliore in cui vivere: sono le prime vittime. Essi sono spaesati, incapaci spesso di reagire, attaccati a strutture, spesso futili, che gli danno l’illusione di contare qualcosa. Eppure è ad essi che occorre affidare le possibilità di cambiamento che ancora ci sono, perché questa debolezza è, automaticamente, anche la loro forza
Essendo l’area comunista e la sinistra il mio punto di riferimento, pongo qui una proposta, accennata alla recente conferenza autoconvocata tenutasi a Lacco Ameno, per affrontare in primis la questione a livello isolano: la creazione di un collettivo che rappresenti e organizzi tutti i giovani isolani che vogliono lavorare per cambiare questo contesto, che abbia le forme della sinistra, ma che sia aperto a chi è di centro, destra, o altro che sia. I problemi sono tali per tutti. Una struttura del tutto informale e libera dai lacci, spesso perversi, dei partiti. Sui partiti occorrerebbe fare qui un lungo discorso, dico solo che sono tra i corresponsabili della succitata situazione. Il loro problema è che sono, appunto, partiti, ovvero di parte, fedeli più che ad un interesse generale, ad un interesse partitico, in cui nella stragrande maggioranza dei casi l’ordine della segreteria, nazionale, provinciale, paesana che sia, è prioritario rispetto all’interesse dei cittadini. Come già detto in un mio precedente intervento, bisogna collaborare con loro su obiettivi comuni, ma superarli. L’idea quindi di un collettivo politico che si ponga all’attenzione non solo dei pochissimi giovani già attivi in politica, ma in primo luogo di chi non lo è, studenti soprattutto, è forse uno dei possibili strumenti per cominciare a fare qualcosa. Per citare stavolta l’amico Adinolfi (marioadinolfi.ilcannocchiale.it), il cui movimento “Generazione U” mi ha fatto capire che è ora di dare il via a queste iniziative e all’impegno politico, è venuto il momento di smettere di essere invisibili. Comune unico, riqualificazione ambientale dell’isola, lotta senza quartiere alla forme di micro e macro criminalità, dato che la camorra, a dispetto di quanto dicono i nostri sempre diligenti amministratori, è presente pure sull’isola, trasporti e mobilità, centri per il lavoro e centri culturali per i giovani, di entrambi si constata la totale mancanza, lavoro nero, una vera e abominevole piaga sull’isola, ecco quali sono gli incredibili problemi, per citare solo quelli più urgenti, che, trascurati per decenni, si aggravano ogni giorno di più. Il tempo delle mezze misure e del moderatismo è finito, se nel precipizio sociale la cui formazione è già abbondantemente in atto non ci vogliamo sempre più sprofondare, è ora di interventi duri e radicali.
 
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sabato, novembre 04, 2006
I nuovi schiavi
Non potendoci essere di persona per motivi di studio (c'abbiamo un esame mercoledì), siamo moralmente e idealmente oggi in piazza a Roma, assieme a tutti gli altri alla manifestazione nazionale "Stop Precarietà Ora!", per chiedere l'immediata abrogazione della legge Biagi, che ha schiavizzato, malgrado le stime ufficiali, la cui credibilità la conosciamo tutti, milioni di persone, condannando un'intera generazione al caos; della legge Bossi-Fini sull'immigrazione, una vergogna mondiale, condannata dall'ONU, da Amnesty e da ogni altra organizzazione per migranti e per i diritti umani; della riforma Moratti dell'università, un altro schifo indecoroso da terzo, anzi quarto mondo, che ha reso oggi l'università italiana con le stesse capacità e potenzialità di un sobborgo di San Paolo del Brasile. La maggioranza eletta si è impegnata, col programma, a togliere di mezzo questi obbrobri, che lo faccia subito! Un applauso agli organizzatori della manifestazione e a chi ci sarà, che probabilmente in molti casi così facendo rischierà anche quel misero posto che ha, uno sputo ai dirigenti della CGIL che l'hanno boicottata per un volantino, per fortuna che la base non li ha nemmeno presi in considerazione. Venduti a Viale dell'Astronomia!
 
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mercoledì, novembre 01, 2006
La musica del neocon
Faccia di topo ha scritto un libro, che è una raccolta di canzoni. Premesso (diciamo bene, Mario?) che la musica è un'arte minore, probabilmente aborrendo l'uso della lingua italiana, che infatti parla come fosse un telegrafo, e sto tipo lavora pure in radio, pensate un po', da sostituire con l'inglese, si è messo a raccogliere canzoni (che dite, ci avrà messo Battisti?). E non contento di tale impresa ha aperto pure un blog in cui raccogliere idee, suggerimenti, commenti sul libro. Cosa ci sia da ideare, suggerire e commentare su un libro che sta già in libreria non ci è dato saperlo, ma sono squisquilie, l'importante è mettere qualche parola l'una appreso ad un'altra. Solita tattica del neocon, dire cazzate facendole passare per somme giustizie e verità (They are bad people...). Aspettiamo la raccolta delle tremila spettacolari inserzioni di Ebay, Faccia di topo (minchia, gli abbiamo dato pure un'idea, se la dovesse realizzare affermiamo da qui che vogliamo i diritti, da devolvere alle famiglie degli ospiti di Guantanamo).
 
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