Da mesi si parla di cosa fu la rivolta dell'Ungheria. Napolitano si deve scusare, non si deve scusare, il PCI fece ciò che fece e perchè lo fece e come lo fece, i dissidenti, gli errori storici, i pentiti e i sommersi, come e quando, cos'è il comunismo? chi lo sa, e tutte queste altre fregnacce inconsistenti e inutili. Ora, tutto sto ambaradan metafiso-politico, oltre a dimostrare, ormai perennemente, che i giornalistucoli nostrani sono veramente alla chiusura definitiva del ristorante, manco alla frutta, e mentre questi attendono il prossimo scoop di Striscia e delle Jene o la prossima inchiesta della magistratura, che l'uso migliore attuale che si può fare del Corriere e di Repubblica (un consiglio per la Rep: togliete di mezzo il giornale e rimanete solo col portale Internet, ci guadagnerete oltre ogni aspettativa) è di pulirsi il deretano, compratevi il Manifesto sentite a me, adesso, fiato alle trombe, su questo piccolissimo e sparuto blog leggerete ciò che non avete in questi mesi letto da nessuna parte, la verità tutta la verità su che cazzo fu la rivolta d'Ungheria del 1956. Che volete di più dalla vita, un Lucano? A rivelarvi questa ormai sconosciuta verità, che come tutte le verità è semplice e netta, e come molte verità attuali è stata sommersa da una montagna di spazzatura grande come L'Himalaya tutta intera, è uno che nel 56 c'era a Budapest per le strade della rivolta, tale Indro Montanelli, un giornalista. A volte mi chiedo cosa avrebbe scritto il vecchio Indro su questi anni di merda...

Tataratàààààààà, la verità sull'Ungheria:

[...] Io ero a Budapest, e ho visto e vissuto quegli episodi. Fin dal primo giorno fu chiaro, ed esplicitamente detto, almeno da me, che quella rivolta non era "cosa nostra", cioè di ceti borghesi, conservatori o moderati: i pochi rottami che ne sopravvivevano non ebbero che un pensiero: approfittare dell'occasione per cercare scampo in Occidente, come fecero. La rivolta era "cosa loro", dei comunisti ungheresi, nata all'interno del regime e del partito, il suo propellente ideologico era di marca socialista, nè poteva non esserlo.
[...] La sparuta pattuglia d'intellettuali che per primi scesero in strada per una manifestazione di solidarietà con la Polonia, dove si stavano svolgendo scioperi e proteste contro il regime, era formata da uomini tutti di estrazione marxista, che del regime dell'anteguerra avevano conosciuto soltanto le galere: fra di essi c'era perfino il biologo (non ne ricordo il nome) che aveva inventato, su commissione sovietica, la panzana delle mosche avvelenate dagli americani per spargere la peste in Corea. Quando, voltandosi indietro, si accorsero di essere seguiti da duecentomila persone, invertirono itinerario, puntarono sulla piazza in cui si ergeva il mastodontico monumento a Stalin, e vi si avventarono sopra per demolirlo.
Così nacque, per autocombustione, la rivolta di Budapest. Il motivo per cui divampò coinvolgendo tutta la popolazione è semplicissimo:gl'intellettuali e gli studenti che la capeggiavano erano i figli degli operai e dei contadini che la traducevano in sollevazione di popolo. Lo erano non in senso ideale ed astratto, ma in senso anagrafico (ai figli dei "borghesi" la scuola era preclusa). E questo fu, per i comunisti, la vera beffa. Essi avevano abolito le classi, e ora questo creava una unanimità di partecipazione, quale credo che nessun'altra rivoluzione abbia mai avuto. E come poteva non essere socialista?

Già, vecchio Indro, come poteva?

Dall'editoriale sul Giornale del 22 ottobre 1986 (il trentennale della rivolta, oggi stiamo al cinquantennale e parliamo sempre delle stesse cose), tratto da Indro Montanelli, La stecca nel coro - 1974-1994: una battaglia contro il mio tempo.

Questo fu la rivolta d'Ungheria, una rivolta comunista e internazionalista, contro ciò che da decenni, con Stalin e col dopo-Stalin, non era che una degenerazione di comunismo, come appunto noi internazionalisti abbiamo sempre sostenuto. Una rivolta per un comunismo di espansione e di progresso contro quello che non era altro che un comunismo di chiusura e di regresso, che poi prese la forma finale di capitalismo di Stato, tuttora imperante in Cina. E questo nessun quotidiano, che in Italia per il 95% sono editi da banche, Confidustria, gruppi economici, poteri forti vari e via dicendo, l'ha detto. Sti giornalistucoli dovrebbero smettere di far passare la rivolta d'Ungheria come una rivolta borghese, con tutto il seguito di centrodestra e centrosinistra, e il mondo, che li seguono come cani penosi, dato che non lo fu, fu proprio l'opposto.
 
- posted by Lucio at 13:20 | View blog reactions


4 Comments:


At 24/10/06 19:20, Blogger Otimaster 

Il fatto che Montanelli dica stupidaggini oggi non vuol dire che non lo facesse già il 22 ottobre 1986, esistono tante verità a secondo di chi racconta i fatti questa è la sua, ma perfino a te dovrebbe apparire un po' di parte, se vuoi ti faccio leggere quella di Pisanò sulla storia della resistenza in Italia poi mi dici cosa ne pensi.

At 25/10/06 11:43, Blogger Lucio 

Capisco che i mostri di destra della tua portata preferiscano Filippo Facci e Cristian "Demone di terza classe" Rocca a Montanelli, Oti, è un altro segno della vostra qualità, ma per Pisanò manda pure, sono sempre aperto ai confronti culturali.

At 31/10/06 01:26, Anonymous Slobo 

In seguito alla "soffiata" di un (presumo) conoscente comune, Carlo Z., mi ritrovo a navigare per questo blog in questa noiosa annoiata e annoiante serata.
La noia e l'apatia vengono scosse leggendo questo intervento...conosco Carlo come un ragazzo in gamba, serio e rigoroso, per cui la mia sorpresa è doppia.
Nel leggere il tuo sconclusionato post e nell'averlo fatto su suo consiglio(non nello specifico dell'articolo in questione, ma io mi fermerò qui perchè se tanto mi dà tanto...non oso andare oltre).
Ma veniamo a noi, caro studente di Filosofia, 24enne al primo anno...

Anzitutto l'analisi logica, grammaticale e pure sintattica è violentata nella forma più brutale:
un periodo come questo ("Ora, tutto sto ambaradan metafiso-politico, oltre a dimostrare, ormai perennemente, che i giornalistucoli nostrani sono veramente alla chiusura definitiva del ristorante, manco alla frutta, e mentre questi attendono il prossimo scoop di Striscia e delle Jene o la prossima inchiesta della magistratura, che l'uso migliore attuale che si può fare del Corriere e di Repubblica (un consiglio per la Rep: togliete di mezzo il giornale e rimanete solo col portale Internet, ci guadagnerete oltre ogni aspettativa) è di pulirsi il deretano, compratevi il Manifesto sentite a me, adesso, fiato alle trombe, su questo piccolissimo e sparuto blog leggerete ciò che non avete in questi mesi letto da nessuna parte, la verità tutta la verità su che cazzo fu la rivolta d'Ungheria del 1956.") dovrebbe già dare l'idea del merito del tuo post; mai come in questo caso è veritiero che la forma è sostanza.
Ma entriamo pure nel merito.

Leggendoti in "Che volete di più dalla vita, un Lucano? A rivelarvi questa ormai sconosciuta verità, che come tutte le verità è semplice e netta, e come molte verità attuali è stata sommersa da una montagna di spazzatura grande come L'Himalaya tutta intera, è uno che nel 56 c'era a Budapest per le strade della rivolta, tale Indro Montanelli, un giornalista." ero convinto che fossi ironico- o sarcastico, ti fosse stata nota la differenza.
Invece no! non ci fai, ci sei proprio.

Montanelli, il cui reportage da Budapest è arcinoto da 50 anni a tutta Italia tranne che in una isolata abitazione ischitana(la tua), afferma che la rivolta ( non abuserei dell'italiano parlando di rivoluzione, dacchè se una rondine non fa primavera una città,pur la capitale, non fa una Nazione)del '56 fu una sommossa di popolo, del proletariato urbano, addirittura ispirata da valori socialisti.
Fondalmentamente è vero. Sappi che a negare questo, a parlare di controrivoluzione borghese, non fu certo la stampa "asservita al capitale" ma il PCI e gran parte della vasta area culturale, ed editoriale, ad esso legata.
Lo stesso PCI, e gli stessi opinion makers da esso gestiti o ad esso asserviti di loro, che plaudirono, quando non invocarono, l'intervento dell'URSS e del Patto di Varsavia.
Cosa che ripeterono 12 anni dopo per il caso cecoslovacco, molto simile a quello ungherese sia nella forma di partecipazione popolare che per le similitudini fra Dubceck e Nagy, due dirigenti dei partiti comunisti al potere e non certo estranei al sistema politicoistituzionale di quelle repubbliche "popolari", il che rende Budapest 56 e Praga 68 appunto simili fra loro e decisamente diverse da ciò che accadde successivamente in Polonia( non nel '70- anzi, le affinità di Gerek con le esperienze di Nagy e Dubceck sono riscontrabili- ma nell'80 con Walesa e Solidarnosc antagonisti esterni del POUP)nonostante la vulgata semplicistica della storiografia spiccia tenda a legare le circostanze da un unico filo rosso.
Fu il PCI quindi, e non altri, a squalificare come antisocialisti tanto i dirigenti del partito coinvolti con Nagy che i manifestanti che tentarono di resistere all'Armata Rossa.
Che tutto ciò ti sia ignoto è tragico, viste le pretese del tuo blog.
ma forse è semplicemente comico.
La metabolizzazione di quei fatti e la loro rielaborazione, pur approssimative, precedettero la fine del PCI e fan parte del dna degli attuali DS.
Che tu lo scopra solo oggi(anzi ieri,questo te lo riconosco,ah ah)rende l'idea della tua credibilità...
Nessuno, nè ieri nè oggi, a destra come a sinistra, PCI togliattiano e longhiano escluso, ha mai inteso dunque la rivolta d'ungheria come "borghese".
Nonostante tu abbia letto Montanelli, è evidente, scorrendoti, che non abbia invece letto nemmeno un bigmanino di Storia, se arrivi a parlare di internazionalismo, di comunismo di espansione e di progresso per analizzare la rivolta ungherese del 56 e parli del nuovo corso kadariano descrivendolo come Capitalismo di stato, accostandolo addirittura all'esperienza cinese del dopoMao denghiano.
Imre Nagy aveva avviato, come capo del governo monocolore comunista dal 53, una serie di riforme sociali economiche e pure civili(nel perimetro possibile di uno Stato a partito unico e ad economia pianificata in una condizione di sovranità limitata verso Mosca, altro che internazionalsimo e fregnacce contigue) che tendevano a correggere la china del disatro dei primi anni dell'esperienza di potere comunista.Nessun'altra pretesa,come nessuna altra pretesa che quella di maggior libertà e benessere contingenti avevano i suoi sostenitori...
Nonostante l'appoggio di buona parte del Paese e di una fetta non piccola del Partito,fu esautorato e a riprendere le redini dell'ortodossia sovietica fu Rakosi.
Ma lo stop alle riforme ed il ritono al pugno di ferro staliniano(in barba al concomitante XX congresso del PCUS)fu avversato dai "riformisti" del Partito legato a Nagy che mobilitarono non pochi operai e studenti, che crearono per mesi situazioni di tumulto nella capitale,e molto più marginalmente nel resto del Paese, "costringendo" la nomeklatura ungherese a chiedere l'intervento di mosca,che vi fu appunto nell'ottobre 56.
Due anni dopo Nagy venne giustiziato come controrivoluzionario, ma a tutti, in questi anni, Togliatti prima e te adesso esclusi, era ben chiaro che il tenattivo di Nagy era una riforma del sistema socialista ungherese,non il suo superamento.
Così,ripeto, fu per la primavera di Praga dubceckiana.
Tornando all'Ungheria, il postnagismo fu poi gestito da un suo ex sodale riformista,Jonas Kadar,che al pari del "collega" cecoslovacco Husak 12 anni dopo,perseguì una politica totalmente asservita all'URSS brezneviana,sia in campo sociale che economico ed estero,e che ovviamente nulla ebbe a che fare con l'esperienza cinese di demolizione del socialismo di stato e di introduzione di aspetti capitalistici.
L'Ungheria rimase per i rimanenti 30 anni uno Stato realsocialista come tutti gli altri paesi del Patto di Varsavia, ed il totalitarismo nelle sue forme più truci venne saldamente gestito nè più e nè meno come in Bulgaria o in DDR.

Quindi, continua pure a fare il comunista peace and love, ma se ogni tanto oltre che verso sud spostassi lo sguardo verso est (non oso imamginare le tue nozioni del nord e dell'ovest, bbbrrrr) rischieresti meno figuracce.

'notte, Slobo.

p.s.: anche sto passaggio non è male: "Sti giornalistucoli dovrebbero smettere di far passare la rivolta d'Ungheria come una rivolta borghese, con tutto il seguito di centrodestra e centrosinistra, e il mondo, che li seguono come cani penosi, dato che non lo fu, fu proprio l'opposto."

...

vedere l'italiano storpiato fa sempre dispiacere.
se poi a commettere atti di simile barbarie è un laureando (pur in itinere,chissà come andrà a finire, bbbrrrr) la tristezza è tripla.
povera italia, altro che povera ungheria.

At 31/10/06 08:11, Blogger Lucio 

Il dono della sintesi non l'hai ricevuto da Babbo Natale eh?

Sarebbe lungo risponderti, e sarebbe tempo sprecato. Leggiti Proust e vedi come scriveva, Slobo (????).



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