domenica, ottobre 29, 2006
Ancora sull'Ungheria, e sull'Abisso
Pubblico questo bellissimo editoriale di Tommaso Di Francesco sul Manifesto di martedì scorso. È davvero molto bello e soprattutto dà la misura esatta a che cosa sta riducendo il mondo questo capitalismo e consumismo sfrenato, anzi ormai si può dire che il mondo sta diventando congruente al capitalismo e al consumismo sfrenato. Ancora ci dobbiamo rendere bene conto che siamo come su un treno senza pilota, anzi con la morte come pilota, che a tutta velocità si sta dirigendo sparato sverso l'abisso. Un abisso senza fondo, come l'Inferno, del resto. Più che mai in questi tempi risuona netta e chiara, scientifica, la profezia contenuta nel Manifesto del Partito Comunista, una delle tante "profezie" di Marx: o comunismo, o barbarie!

L'eredità

Tommaso Di Francesco

Parafrasando l’editoriale «Praga è sola» della rivista "il manifesto" del 1969 che costò all’intero gruppo che l’aveva promossa la radiazione dal Pci, oggi possiamo dire che l’Est non suscita più vera emozione. Così nel disastro di una Ungheria che dopo 50 anni si ritrova divisa tra cerimonie ufficiali senza popolo e neofascisti in piazza, senza più lo spirito unitario di quella decisiva rivolta, facilmente leggiamo il riproporsi di quella tragedia in farsa. Ma non vediamo che questa parodia ormai ci precipita addosso. Così il movimento Jobbik, con la solidarietà della nostrana Forza nuova, sventola a Budapest bandiere con il buco in mezzo come se esistessero ancora simboli ufficiali del comunismo, e l’estrema destra italiana presidia l’ambasciata ungherese evocando «i carri armati dell’Urss». Mentre un fragile potere, quello del governo Gyurcsany costretto alla menzogna per sopravvivere, celebra lontano dalla gente che o chiede le sue dimissioni, o reclama il vecchio regime o, peggio, sceglie di non sapere preferendo il vuoto di un consumismo per altro impossibile. L’Est non fa notizia. Che importa se il nuovo potere è mutuato dal vecchio, riciclato con le privatizzazioni nei nuovi padroni delle aziende di stato. Se l’autoritarismo forte del nazionalismo alla Putin o della religione, come in Polonia, ha preso il posto di una ideologia - in senso marxiano: falsa coscienza - autoritaria e gerarchica. Che importa se a Praga ieri nelle elezioni comunali ha votato solo il 30%. Non sono nate società civili ma piccole patrie xenofobe e «cristiane», e tante mafie, pronte alle guerre etniche intestine come alle avventure dell’Occidente imperiale. Nel vuoto c’è l’omologazione delle coscienze. Che si estende e ci pervade come un abisso. E invece dovremmo riconoscere che questo abisso ci riguarda. Di più. Che noi, che ancora pensiamo possibile e necessaria una società di liberi ed eguali, ne siamo responsabili. Il silenzio di Togliatti alla lettera del comunista ImreNagy - che pure chiedeva soccorso per non sbagliare - corrispose sciaguratamente al suo consenso epistolare alla repressione del Patto di Varsavia. I carri armati che reprimevano i consigli degli operai e degli studenti ungheresi altro non erano che l’anticipazione sanguinosa dei tank che avrebbero cancellato la Primavera di Praga tredici anni dopo. Ha poco senso sottolineare l’inevitabilità degli accadimenti perché il mondo «era diviso in due blocchi» come anche, giustamente, il contesto storico dei massacri occidentali in Grecia, Medioriente (crisi di Suez) e Asia. L’accettazione di questa categoria fu devastante non solo a est ma anche in Occidente. Non ne trassero certo vantaggio i comunisti greci abbandonati da Stalin, né i popoli del Terzo mondo costretti a rimandare e a corrompere i processi di liberazione dal colonialismo. Non ne trasse vantaggio la classe operaia occidentale sempre più inscritta nella logica regressiva, produttiva e nazionale, dei vari capitalismi europei. Mentre proprio sulla rivolta di Budapest si era levata alta la voce della Cgil: «Il progresso sociale e la costruzione di una società nella quale il lavoro umano sia liberato dallo sfruttamento capitalistico, sono possibili soltanto con il consenso e con la partecipazione attiva della classe operaia e delle masse popolari, garanzia della più ampia affermazione dei diritti di libertà...». Dobbiamo sentire il peso di questa responsabilità. E’ colpa nostra. Perché più rinunciamo a chiamarci in causa per la tabula rasa che c’è a Est, più rinunciamo qui e ora a proporre i contenuti di un cambiamento profondo della politica, della sua rappresentanza, del modo di vivere, produrre e amare per tutta l’umanità ma a partire da noi. Contribuendo così solo alla profondità dell’abisso di società ora appese ad un pericoloso limbo senza memoria.
 
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venerdì, ottobre 27, 2006
Il primo passo - Resoconto
Pubblico qui l'articolo-resoconto, uscito ieri sempre per Il Golfo, della conferenza autoconvocata dei giovani di sinistra di sabato scorso, di cui qui, un momento che verrà scritto negli annali della storia paesana.

P.S. Per ragioni di impegno vario, il post non è potuto andare in onda ieri, interrompendo così la catena di un post ogni tre giorni che, se vedete, ho rispettato dal 1/09 in poi. La ripristiniamo con un post in via straordinaria domenica.

Resoconto della conferenza dei giovani di sinistra tenutasi il 21 ottobre presso la sede dell’Unione di Lacco Ameno

Di Lucio Iacono (www.karlettomarx.it)

La conferenza autoconvocata dei giovani di sinistra è stata davvero un momento di ritrovata partecipazione politica di base, encomiabile sotto tutti i punti di vista. Sono intervenuti numerosi giovani, in primo luogo di Lacco, e alcuni, per così dire, “vecchi”. Questi ultimi hanno potuto così spiegare il loro insegnamento, derivato dalla loro esperienza e conoscenza decennale, ai convenuti, in un’atmosfera di grande cordialità e calore umano. Sembrava quasi il rinnovarsi di un antico rito politico, l’insegnamento delle generazioni passate a quella presente, della politica ovviamente nel senso più alto e serio del termine, quella che dalla nascita delle prime società umane si ripete identica, ovvero la teoria e la pratica del vivere comune e del progresso umano e civile. E questo nello scenario attuale non è poco. Si sono trattati vari argomenti, in un’ottica appunto in cui ognuno diceva il suo pensiero e si commentava insieme, sia sulla situazione isolana con i suoi problemi, primo fra tutti il lavoro nero, piaga che si è deciso di far presente a tutti i livelli, a cominciare dalle prossime amministrative, con la massima durezza possibile, sia sull’operato del governo Prodi, da più parti contestato per la sua inefficienza, mancanza di coraggio e inerzia nel perseguire davvero una politica di supporto alle classi sociali più indifese e in difficoltà, a cominciare proprio dai giovani e dagli studenti, al quale è stato anche contestato il fatto che pare più preoccupato di accontentare commissari europei, agenzie di rating internazionali, e altre strutture del capitalismo mondiale, in genere collusi con l’amministrazione USA, le banche, le multinazionali e le classi imprenditoriali, che non pensare al benessere del popolo italiano, che gli ha dato il mandato di governare. La questione generazionale è stata comunque il perno della discussione.
Si è parlato poi della possibilità di instaurare un collettivo o un coordinamento unitario, decideremo poi forme e nomi, l’idea appunto forte della conferenza, di tutti i giovani di sinistra, indipendentemente dalla loro collocazione politica, insomma uno strumento adeguato per portare avanti con decisione istanze e progetti, che si allarghi anche agli studenti e a chi è fuori dalla politica ma si sente comunque in dovere di fare qualcosa per il cambiamento e il progresso di se stesso, della propria vita e del proprio paese, quindi dei nuovi mezzi di comunicazione orizzontali, come i blog, si è discusso infine persino del crocifisso presente su una parete della sede e sull’opportunità che stia lì o meno, e ci si è allargati da questo al rapporto contrastato tra Chiesa e politica, alla funzione della religione nei tempi attuali, al pluralismo. Insomma tutti argomenti che solitamente, nei dibattiti preconfezionati o sui quotidiani, sembrano parole vuote, fredde e distanti, ma che abbiamo invece avuto modo di toccare con mano, come carne viva. Un vero momento di partecipazione popolare di base, come la politica dovrebbe sempre essere: partire dalla base e rimanere nella base per realizzare quanto più rapidamente ed efficientemente possibile le decisioni e le istanze, assembleari e dirette, che emergono.
Le future iniziative che abbiamo qui impostato sono appunto rivolte in questa direzione: la collaborazione con il movimento Generazione U, associazione nazionale che nel suo programma ha appunto il ritorno della politica tra la gente, e in modo particolare tra i giovani, tramite la democrazia diretta, una forma del tutto nuova di democrazia, le cui potenzialità finora sono state solo accennate e sperimentate in maniera embrionale, e sotto molti aspetti ancora spuria, dal risultato spesso già segnato in anticipo, con le vecchie forme di potere, con le primarie nel centrosinistra, che già però sono state rivoluzionarie, quindi l’organizzazione di un cineforum politico, che con tutta probabilità partirà a breve, e poi una serie di incontri con i vari nuovi movimenti associazionistici e di base, ma la cui forza maturata in questi anni si è pure dimostrata dirompente, penso alle tavole per la pace, al movimento no-global, alle organizzazioni per migranti e per nuove forme di sviluppo economico solidale, tutte realtà finora esterne al panorama isolano e che abbiamo intenzione di portare anche qui, e poi a incontri di formazione delle coscienze giovanili, magari invitando scrittori o altre personalità di rilievo culturale, uno dei punti più toccanti fatti presenti alla conferenza, di giovani che non conoscono il proprio passato e non conoscono cioè chi ha lavorato e pensato per la liberazione dell’umanità dallo sfruttamento, cito su tutti Marx e il comunismo, ovvero, mancando di una visione della vita, che deriva necessariamente dal confronto, o anche scontro, con le grandi visioni della vita presenti e passate, non hanno appunto gli strumenti minimi per progettare il futuro. Insomma è stato un primo passo, a cui ne seguiranno certamente altri, tutto per il ritorno ad un serio impegno dei giovani di sinistra in politica ad Ischia.

 
- posted by Lucio at 11:24 | View blog reactions 2 comments
Da mesi si parla di cosa fu la rivolta dell'Ungheria. Napolitano si deve scusare, non si deve scusare, il PCI fece ciò che fece e perchè lo fece e come lo fece, i dissidenti, gli errori storici, i pentiti e i sommersi, come e quando, cos'è il comunismo? chi lo sa, e tutte queste altre fregnacce inconsistenti e inutili. Ora, tutto sto ambaradan metafiso-politico, oltre a dimostrare, ormai perennemente, che i giornalistucoli nostrani sono veramente alla chiusura definitiva del ristorante, manco alla frutta, e mentre questi attendono il prossimo scoop di Striscia e delle Jene o la prossima inchiesta della magistratura, che l'uso migliore attuale che si può fare del Corriere e di Repubblica (un consiglio per la Rep: togliete di mezzo il giornale e rimanete solo col portale Internet, ci guadagnerete oltre ogni aspettativa) è di pulirsi il deretano, compratevi il Manifesto sentite a me, adesso, fiato alle trombe, su questo piccolissimo e sparuto blog leggerete ciò che non avete in questi mesi letto da nessuna parte, la verità tutta la verità su che cazzo fu la rivolta d'Ungheria del 1956. Che volete di più dalla vita, un Lucano? A rivelarvi questa ormai sconosciuta verità, che come tutte le verità è semplice e netta, e come molte verità attuali è stata sommersa da una montagna di spazzatura grande come L'Himalaya tutta intera, è uno che nel 56 c'era a Budapest per le strade della rivolta, tale Indro Montanelli, un giornalista. A volte mi chiedo cosa avrebbe scritto il vecchio Indro su questi anni di merda...

Tataratàààààààà, la verità sull'Ungheria:

[...] Io ero a Budapest, e ho visto e vissuto quegli episodi. Fin dal primo giorno fu chiaro, ed esplicitamente detto, almeno da me, che quella rivolta non era "cosa nostra", cioè di ceti borghesi, conservatori o moderati: i pochi rottami che ne sopravvivevano non ebbero che un pensiero: approfittare dell'occasione per cercare scampo in Occidente, come fecero. La rivolta era "cosa loro", dei comunisti ungheresi, nata all'interno del regime e del partito, il suo propellente ideologico era di marca socialista, nè poteva non esserlo.
[...] La sparuta pattuglia d'intellettuali che per primi scesero in strada per una manifestazione di solidarietà con la Polonia, dove si stavano svolgendo scioperi e proteste contro il regime, era formata da uomini tutti di estrazione marxista, che del regime dell'anteguerra avevano conosciuto soltanto le galere: fra di essi c'era perfino il biologo (non ne ricordo il nome) che aveva inventato, su commissione sovietica, la panzana delle mosche avvelenate dagli americani per spargere la peste in Corea. Quando, voltandosi indietro, si accorsero di essere seguiti da duecentomila persone, invertirono itinerario, puntarono sulla piazza in cui si ergeva il mastodontico monumento a Stalin, e vi si avventarono sopra per demolirlo.
Così nacque, per autocombustione, la rivolta di Budapest. Il motivo per cui divampò coinvolgendo tutta la popolazione è semplicissimo:gl'intellettuali e gli studenti che la capeggiavano erano i figli degli operai e dei contadini che la traducevano in sollevazione di popolo. Lo erano non in senso ideale ed astratto, ma in senso anagrafico (ai figli dei "borghesi" la scuola era preclusa). E questo fu, per i comunisti, la vera beffa. Essi avevano abolito le classi, e ora questo creava una unanimità di partecipazione, quale credo che nessun'altra rivoluzione abbia mai avuto. E come poteva non essere socialista?

Già, vecchio Indro, come poteva?

Dall'editoriale sul Giornale del 22 ottobre 1986 (il trentennale della rivolta, oggi stiamo al cinquantennale e parliamo sempre delle stesse cose), tratto da Indro Montanelli, La stecca nel coro - 1974-1994: una battaglia contro il mio tempo.

Questo fu la rivolta d'Ungheria, una rivolta comunista e internazionalista, contro ciò che da decenni, con Stalin e col dopo-Stalin, non era che una degenerazione di comunismo, come appunto noi internazionalisti abbiamo sempre sostenuto. Una rivolta per un comunismo di espansione e di progresso contro quello che non era altro che un comunismo di chiusura e di regresso, che poi prese la forma finale di capitalismo di Stato, tuttora imperante in Cina. E questo nessun quotidiano, che in Italia per il 95% sono editi da banche, Confidustria, gruppi economici, poteri forti vari e via dicendo, l'ha detto. Sti giornalistucoli dovrebbero smettere di far passare la rivolta d'Ungheria come una rivolta borghese, con tutto il seguito di centrodestra e centrosinistra, e il mondo, che li seguono come cani penosi, dato che non lo fu, fu proprio l'opposto.
 
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Cioè, no cioè, per tutto il convegno Ratz, l'antipapa, l'amico dei guerrafondai, l'incitatore allo scontro di civilità, il degno compare di Bush, il demone vestito di bianco che sta facendo la sua parte per gettare sto poco di mondo che ci rimane ancora più verso l'abisso, Tettamanzi, e tutte le altre testone porporate, con le loro chiacchiere legnose che non dicono niente, e non riescono più a dire niente, ripetono insistentemente che bisogna smettere di politicizzare la religione e la fede, che meglio un cattolico vero silenzioso che un cattolico finto parlante, che se continua quest'andazzo di buttare tutto in politica il cristianesimo lo stanno distruggendo dalle radici, anche se ormai secondo noi è troppo tardi, e quelli che fanno? I vecchietti panzuti e le pensionate leghiste, i soli che ho visto presenti nelle assemblee, un minuto dopo che si sono sentiti dire tutto questo, si mettono a fischiare Prodi? Ma allora ditelo!!!!!!

P.S. Per Prodi: Romano, da cattolico adulto, faccia ciò che lei sai che deve fare da tempo, abbandoni questa degenerazione di religione e questa degenerazione di Chiesa ai suoi tristi destini.
 
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martedì, ottobre 17, 2006
Il primo passo
Quella che segue è una sorta di lettera-manifesto per quest'iniziativa che, assieme ad altri amici, tra cui Francesco, ci vede tra gli organizzatori. Speriamo che riesca bene. Finalmente si passa comunque dalla teoria alla pratica. Gli argomenti in ballo sono tanti, ma il primo di tutti, come ci insegna Mario, si chiama rinnovamento. Strano Paese però quello in cui spesso rinnovare significa restaurare...

Aggiornamento 22/10/2006: la lettera è stata pubblicata sul Golfo - Quotidiano di Ischia e Procida giovedì 19. Teleischia invece non se ne è proprio importata, nè della lettera nè della conferenza. No, così non si fa...

Per un rinnovato impegno politico a sinistra – Lettera aperta ai giovani isolani

Di Lucio Iacono (www.karlettomarx.it)

Ho deciso di scrivere questa lettera spinto da una necessità primaria: quella di motivare i giovani che fanno riferimento alle idee politiche di tutti i movimenti del centrosinistra, attualmente al governo, di Ischia a riprendere in mano il destino proprio e della propria isola. Infatti è da tempo ormai che sembra che l’impegno politico giovanile a Ischia sia venuto meno, salvo isolati casi. E infatti innegabile che sempre più spesso, nei consigli comunali, si vedano le stesse facce che c’erano venti, trenta, quaranta, e a volte anche più anni fa. Le stesse persone che ricoprivano incarichi, in ogni settore, di rilievo, da decenni, continuano a farlo oggi, senza che ci sia stato nessun reale segno di un minimo cambiamento generazionale. Purtroppo è così non solo a Ischia, ma in tutto il Paese, un Paese in cui, secondo tutte le statistiche, la politica, a ogni livello, è gestita in pieno dalla generazione che va dai sessanta in su, quella cioè precedente di due, tre e a volte quattro volte quella attuale. E la politica, la teoria e la prassi del bene pubblico, rappresenta il futuro di qualsiasi Paese, la costruzione stessa del futuro, in tutte le sue modalità, che, chiaramente, per quanto riguarda l’Italia, è gestita proprio da quelle persone che, per ragioni anagrafiche, del futuro a medio-lungo termine non sono personalmente interessate, se non relativamente, come lo è invece, e in pieno, la mia generazione, quella dei nati negli anni 80, o quella dei nati negli anni 70. E neanche i quarantenni o i cinquantenni in questo quadro se la cavano meglio. Sarebbe inutile portare qui qualche esempio di questa situazione, essa è ormai parte del comune sentire. E d’altra parte la politica non è che uno dei tanti tasselli in cui essa si attua, dato che ormai sembra che la presente generazione non trovi spazio in nessun ambito della vita di questo Paese, dalla cultura all’economia. Ed è una situazione aggravata, da un decennio e più ormai a questa parte, da una crisi economica sempre più fitta, che porta i giovani a vivere presso le proprie famiglie fino a sfiorare i trentacinque anni e oltre, con lavoro spesso precario e senza minime garanzie, e con difficoltà di accesso ad una vita pienamente autonoma, completa e indipendente spesso insormontabili. Da qui il problema anche della natività e dell’invecchiamento generale di questo Paese. Insomma è una situazione che non ha paragoni col resto del mondo, e la cui tragicità forse è ancora lontana da essere misurata in pieno, ma di certo è già ormai una tragedia epocale. Ad essa bisogna reagire, almeno finché non sia troppo tardi, a cominciare proprio dall’ambito più importante di tutti, quello politico. E, nel mio personale microcosmo individuale, di un ventiquattrenne studente in Filosofia, non posso che farlo partendo da quella che è la nostra isola appunto, già di per sè un microcosmo per definizione. Ecco le motivazioni che mi hanno spinto a scrivere questa lettera, rivolta in particolare a chi come me condivide la battaglia politica nel campo della sinistra, nelle sue multiformi facce.
Reagire a questa imbalsamazione della società italiana non è un impegno da poco, tuttavia ci sono, almeno per il momento, dei segnali, a livello appunto nazionale, anche se ancora molto timidi ed embrionali, che danno un po’ il segno di un avvenuto cambiamento, almeno a livello di presa di coscienza. Uno di questi è scaturito da un trentacinquenne, giornalista, scrittore, ma anche anche politico di lunghissima esperienza, che si chiama Mario Adinolfi, e soprattutto blogger, dato che il suo blog,
marioadinolfi.ilcannocchiale.it, è uno dei più visitati d’Italia e non solo, con centinaia di migliaia di visite ogni mese. Egli ha intuito l’uso potenzialmente stravolgente che è possibile fare di questa forma di comunicazione orizzontale che è il blog, tra cui vi è anche il mio, in cui tra lo scrivente e il lettore non c’è assolutamente nessuna differenza, qualora venga applicata alla politica. Il suo impegno ha infatti acquisito la forma di una battaglia generazionale che Adinolfi sta portando avanti per la sinistra e il, non ancora ben delineato, futuro Partito Democratico, che dovrebbe nascere dall’esperienza dell’Ulivo, in un dialogo costitutivo con tutte le altre formazioni del centrosinistra, e che speriamo sia il fulcro di una grande e rinnovata forza unitaria della sinistra italiana. Facendo partire proprio dal suo blog l’iniziativa, adesso diventata associazione nazionale col nome di Generazione U, intendendo con tale nome appunto un’inversione totale di marcia che la nostra generazione deve assolutamente compiere rispetto alla sua condizione attuale, di un insieme di giovani, in primo luogo bloggher, che si vogliono impegnare in politica, Adinolfi è riuscito ad esprimere nel miglior modo possibile l’unione di queste varie istanze che si stanno creando così tumultuosamente: il rinnovamento generazionale; una rivoluzione in ambito comunicativo con l’informazione orizzontale, e totalmente partecipativa, data dai blog; l’unione, e la necessaria evoluzione, delle varie esperienze del centrosinistra in un soggetto unitario. E’ un cammino questo che, nascendo ovviamente da problemi e da moti reali, porta il virtuale a tornare appunto al reale, con tutta la forza della discussione e dell’aggregazione nata in ambito virtuale appunto. Come si vede sono molti i concetti sui cui lavorare, che stanno modificando sempre più la vita della nostra generazione.
All’esempio di Adinolfi ci siamo voluti ispirare io e altri amici, tra cui Francesco Di Crescenzo, sulla cui esperienza politica, in primis nei DS, nota a molti e sulla cui notevolissima preparazione possiamo contare come su di una preziosissima guida, anche lui con un blog, di cui l’indirizzo è
fradik.ilcannocchiale.it, e in tal modo abbiamo deciso di convocare questa conferenza organizzativa dei giovani della sinistra isolana. Essa ha molteplici scopi, che saranno ampiamente illustrati durante la conferenza. Ciò che mi preme appunto dire è che essa è stata pensata del tutto indipendente dai partiti, anche se la loro esperienza e i loro mezzi saranno comunque utilissimi, proprio per dare maggiore forza e unitarietà all’impegno giovanile che immaginiamo per Ischia. E’ infatti innegabile il fallimento in molteplici aspetti delle forme tradizionali, com’è stato ampiamente detto, della politica, soprattutto di quella partitica, com’è altrettanto innegabile che stesso a Ischia la funzione dei partiti si sia ormai da tempo spenta, data la loro pigrizia nel proporre qualsiasi tipo di iniziativa, e di politica, appunto per i giovani. Essi ormai appaiono solo come apparati che si risvegliano un mese prima delle elezioni, per tornare a dormire immediatamente dopo il voto, con tutto il loro carrozzone di candidati e di eletti, organismi imbalsamati, con dentro sempre i soliti noti. E spesso, non vorrei dirlo, dediti al più sfrenato clientelismo, in cui pare che la politica isolana si sia ridotta all’assegnazione di stipendi e prebende varie. Finanche le sezioni a Ischia sono da tempo quasi sempre chiuse e vuote. Pur con il merito dovuto ai partiti, con cui si deve pienamente collaborare, nasce ora l’urgenza di superarli. Perciò l’obiettivo primario di questa conferenza è riunire tutti, o speriamo gran parte, dei giovani di sinistra, impegnati in politica a Ischia, alcuni, come Di Crescenzo, già con notevole esperienza, ma anche chi di politica non si è mai interessato, come del resto il sottoscritto, che, da comunista, politica attiva ha cominciato a fare da pochissimo tempo, e cominciare appunto a conoscersi fra loro, quindi darsi un coordinamento autonomo, progettare forme di impegno e di azione, e metterle in atto. Io, Francesco, e molti altri amici, fra cui il compagno Giosuè Capuano, impegnati come me nell’organizzazione di questa conferenza, abbiamo infatti varie iniziative in mente, prima fra tutti la collaborazione con Generazione U di Adinolfi, ma anche cineforum, mostre e magari una pubblicazione e un’associazione indipendente, se troveremo il sostegno e i fondi adeguati. Quest’impegno sarà caratterizzato da ognuno secondo le proprie idee e le proprie tesi, ma tutti nell’ambito di quel vento di cambiamento, per il bene dell’Italia, per citare l’intestazione del programma comune dell’Unione, che ha trovato un punto d’accordo nel centrosinistra, grazie al quale è nato poi il governo Prodi. Governo che sta deludendo non poco, per la sua timidezza nel perseguire programmi autenticamente di sinistra, e che pare condizionato dagli stessi poteri forti di quello precedente. La battagli infatti non è solo tra gli schieramenti, ma nello stesso centrosinistra per obbligarlo a rispettare il programma con cui ha vinto le elezioni.
Ognuno quindi è impegnato secondo il movimento del vasto schieramento di centrosinistra a cui fa riferimento, ma occorre su questo essere poi accomunati dall’esigenza di azioni comuni radicali, che la situazione richiede. Una situazione isolana che è, a parte la patina, illusoria come tutti sappiamo, estiva, sempre più in crisi, anche sotto la questione primaria del lavoro, che, per i giovani, tra cui per i laureati c’è ora l’unica via di abbandonare l’isola, non sfruttando così per essa le enormi potenzialità acquisite, a Ischia è, quando c’è, totalmente carente di stabilità e di strutture di garanzia, pensiamo, tra le tantissime cose, alla scandalosa assenza in tutti i comuni di un ufficio per il lavoro, una cosa inaudita, che né i comuni nè i sindacati hanno mai contribuito a creare, di fronte al potere assoluto dato in mano ai datori di lavoro, specialmente alberghieri, e a lobby varie. Anche con riferimento alla prossima tornata elettorale, che interesserà quattro comuni su sei e che speriamo veda, insieme alla vittoria ovunque del centrosinistra, l’elezione di numerosi giovani e l’attribuire quindi loro cariche importanti, per cominciare a prendere seri provvedimenti per il loro futuro, lavorativo e umano. E’ ora infatti che tutti i giovani della sinistra isolana si riuniscano per riprendere in mano le redini del futuro della propria isola, così come movimenti importanti in Italia intendono restituire alla mia generazione quello dell’intero Paese. Per questo ho inteso scrivere questa lettera e abbiamo organizzato questa conferenza, a cui vi attendiamo numerosi.
Con grande amicizia,

Lucio.
 
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Matteo Bordone fa rima con coglione!
 
- posted by Lucio at 22:16 | View blog reactions 0 comments
Crediamo sia giunta l'ora di chiarire questo dubbio: che ci fa un comunista in Gen U? O meglio nei dintorni? Visti i tipacci, anzi i topacci, che circolano in questo movimento meglio chiarirlo definitivamente, soprattutto a me stesso.
Dunque, così come l'ha dipinto Supermario, non come sta sul sito (che cavolo significa "digitale"? Che siamo Matrix?) Gen U ha tre punti in programma:
1) costruzione del Partito Democratico;
2) rinnovamento totale delle forme della politica e dell' agire sociale;
3) questione generazionale.
Ovviamente sono tre punti tra loro coordinati, sebbene distinti. Spiegarli sarebbe lungo, leggetevi Supermario.
La condivisione piena, fanno parte anche della mia battaglia, dei punti 2 e 3 giustificano l'appoggio, la non condivisione del punto 1 giustifica l'appoggio esterno. Non prenderò mai la tessera, per intenderci, ne metterò la faccia sul sito, anche perchè sul metodo ho molto da ridire. Non si fa la rivoluzione con le tessere. Ma in verità il vero punto per cui sostengo Gen U è un altro, è che, come detto qui, ho letto in Mario davvero i segni dello Spirito, se c'è qualcuno oggi che può fare la differenza, a sinistra e non solo, può fare la storia, quello è Mario, il resto sono chiacchiere. E se c'è qualcuno che ha la forza di distruggere realmente sto sistema, e soprattutto le capacità di pensare come distruggerlo e con cosa sostituirlo, quello è sempre Mario, l'uomo in bermuda. Ricordate, il sistema si distrugge, non si cambia. Vuoi vedere che dove non siamo riusciti noi, ci riesce Mario?
 
- posted by Lucio at 19:26 | View blog reactions 2 comments
sabato, ottobre 07, 2006
La città dei dannati
Come molti sanno, tutto il web è in palpitante attesa per la nascita della versione 2.0 di Tocque-trattino-ville, il cui sito intanto sonnecchia negli abituali fanatismi sionisti, tiriamo una bomba atomica sull'Iran, W Calderoli. Voci ben informate della rete dicono che questa 2.0, oltre ad essere un gran botto, sarà una specie di Srl, una cosa per fare soldi insomma, capitalizzare il patrimonio di Tocque-trattino-ville, ecco "capitalizzare", così si dice. E del resto sarebbe una cosa del tutto coerente con la linea Americamercatoindividuoberlusconiperaepere della città. Dal canto nostro non possiamo permetterci di parlare da pari a pari con una simile grande e nobile città, per le cui viuzze antiche si aggirano delle cittadine di tal fatta, ma, dando il nostro piccolissimo contributo per il suo restauro, che speriamo apprezzato, ci permettiamo di fornirle un consiglio per l'incisione da mettere sulla porta della suddetta augusta città. Eccola qui, l'incisione, altrettanto augusta, che proponiamo:


'Per me si va ne la città dolente,



per me si va ne l'etterno dolore,



per me si va tra la perduta genta.



Giustizia mosse il mio alto fattore;



fecemi la divina potestate,



la somma sapienza e 'l primo amore.



Dinanzi a me non fuor cose create



se non etterne, e io etterno duro.



Lasciate ogne speranza, voi'ch'intrate'.



Ecco, lasciate ogni speranza, voi che entrate.



PS: L'immagine è di colui che dà il nome alla città, un altro bastardo amerikano che non aveva capito un cazzo.

 
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mercoledì, ottobre 04, 2006
Consigli per gli acquisti
Anche se manca ancora molto all'inverno e in tutta Italia si muore di caldo, noi siamo previdenti e incominciamo a consigliare cosa mettere nei vostri camini quando verranno i primi freddi. Christian Rocca, "Cambiare Regime". Fatene scorta! Effettivamente era ora che Cristian Rocca, l'acca per gente come lui è sprecata, cambiasse regime alimentare, basta nutrirsi di americanate please, che poi riducono il cervello in tal fatta. Bambini, prendete esempio. Da parte di un americano in America, l'unico americano che parla inglese alla maniera "the pen in on the table", sentitelo, vi fa scompisciare, un'interessante analisi su... Boh! Chissenefrega. L'importante è sapere che il libro è fatto di buona carta, abbondante e brucia bene, è ottimo per accendere i primi legnetti, quelli che di solito non si vogliono accendere. Ed è particolarmente consigliato perchè, se vedete questo personaggio che si aggira per il globo, vedete gli scherzi che produce Madre Natura, anche la sua faccia e il suo metifico ghigno sempre presente assomigliano a quelli di un demone, in tutto e per tutto, osservatelo bene, non per nulla è il più neocon dei neocon, anzi ad un demone scemo, un demone di terza classe, pertanto così lo soprannominiamo da oggi in poi, Cristian "demone di terza classe" Rocca. Legnetti e carbonelle, la vostra ora è segnata, adesso c'è "Cambiare regime"! Sì i nostri, non i loro. In periodi in cui il gas costa quanto costa, e dove stanno tornando di moda le stufe a legno, "Cambiare regime", brucia meglio del petrolio! Garantito!
 
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domenica, ottobre 01, 2006
Sinistra Europea: un grosso errore
Dalla nostra postazione insulare ancora dobbiamo avere modo di capire cosa sia, a quale specie di animale politico appartenga, questa Sinistra Europa. Ancora nessuno ce l'ha spiegato. Dal sito si evincono, scrutando bene, alcune cose: hanno copiato lo slogan "La fabbrica delle idee" da Prodi, il che non è un male, Prodi è uno che sa il fatto suo; si annuncia che un fantomatico Partito della Sinistra Europea è stato creato nel maggio 2004 a Roma, ma poi che pochi giorni fa si è tenuta la costituente della sezione italiana di questo partito. Boh. Pare inoltre che Rifondazione non si sciolga, solo si allarghi, non si sa bene a che cosa ancora. Inoltre questa Sinistra Europea, a guardare il sito, che contiene anche una rete di link a gran parte di tutte le organizzazioni e i movimenti della sinistra, quella vera, pare essere, o voler essere, anche una rete appunto di base e di governo, un passo avanti verso la seconda delle tesi fondamentali di Karletto Marx, l'unità di tutta la sinistra, quella vera, di base e di governo in un unica struttura politica centralizzata. Comunque, per tornare a questa SE, si aggiunge un po' di europeismo alla buona, qualche interessante convegno, un po' di soliti noti, una stella comunista attorniata da tante stelline europee, sul logo proprio niente da dire, bellissimo. Come tutte le cose parti della nostra creatività, da Calvino e Pavese a Benni, passando per Pasolini. Crediamo si tratti di una sorta di federazione transnazionale, qualcosa di un po' più corposo del gruppo dall'incredibile nome di Gruppo confederale della Sinistra unitaria europea/Sinistra verde nordica al Parlamento Europeo, stile PSE, con un ufficio, probabilmente sonnacchioso peggio di uno del catasto italiano, a Bruxelles per dire che esistono, e pensare che su questo si stanno arrovellando DS e Margherita, e di un po' meno di un partito internazionale vero, tipo la Quarta Internazionale, anche se non ne siamo ancora sicuri. Insomma c'è molta confusione sotto al cielo. Per dare un giudizio aspetteremo. Intanto i fatti. Noi non siamo iscritti a Rifondazione nè ad alcun altro partito comunista, per due motivi essenziali: non pensiamo che per essere comunisti serva una tessera ed una spilla, e questa guerra tra clan deve finire. Le formazioni di sinistra, quella vera, anche detta dai giornalistucoli "radicale, assomigliano, come già abbiamo abbondantemente detto, alle tribù indiane che si rubavano i cavalli a vicenda, mentre gli uomini bianchi si fregavano metà continente e li genocidavano. Però appoggiamo Rifondazione, e sappiamo per questo attribuirgli dei danni clamorosi prodotti dai suoi dirigenti. A dicembre 2005 viaggiavamo sul 9/10%, eravamo una forza nazionale, poi Bertinotti si è messo a fare il moderato, ha cacciato Ferrando, e con lui tutti quelli che rappresentava, e siamo scesi al 7,4 al Senato e al 5,8 alla Camera. Una debacle. Ferrando e Progetto Comunista, i compagni più seri e preparati là in mezzo, intanto se ne sono andati, fondando il Partito Comunista dei Lavoratori, che già sembra si stia radicando efficacemente sul territorio. Per la SE le previsioni sono simili, almeno stando a sentire le dichiarazioni, le più leggere sono scettiche, degli esponenti di Sinistra Critica e dell'Ernesto, le altre due correnti di minoranza di Rifondazione, anzi ormai le sole due. Qualora si scinderanno anche loro, magari unendosi in una nuova formazione, Rifondazione perderà completamente non solo metà partito, ma anche l'anima, e si avvierà a scomparire. Non gli perdonano e non gli perdoneranno i compagni non solo l'ennesima svolta governista e socialdemocratica, ma soprattutto di aver tolto il nome, "comunismo", dalla nuova formazione, per inseguire la moda europeista e la linea di Bertinotti-Giordano-Curzi, quella del marxismo oltre-Marx, della realpolitik, dell'ecologia, della collateralità, delle briciole, come quelle che sta presunta Finanziaria dei Poveri ha distribuito. Dovevate vederlo oggi l'Epifani del Centenario, sembrava che fosse sopraggiunto il new deal dei lavoratori in Italia. Ma che fine abbiano fatto l'abolizione della precarietà, la tassa sul lusso, la tassa sulle rendite finanziare, la reintroduzione dell'imposta di successione e di donazione sui grandi patrimoni, i contributi fissi per i giovani, nessuno se lo chiede. E c'erano pure nel programma della Mezza Vittoria. Cose che avrebbero davvero invertito il corso delle cose, invece è stata l'ennesima presa per il culo, un paio di centinaio in più di euro all'anno, e zitti. Anzi ringraziateci. La Confidustria, le banche e i poteri forti ne escono strarafforzate. Quando la rivolta monterà, sarà troppo tardi per rimediare. Comunque la questione del nome, dicevo, il nome del comunismo. Nella SE non c'è. Qualcora si fosse chiamata Sinistra Comunista Europea saremmo stati i primi a metterci in fila per la tessera. Invece ci aggreghiamo ai Paesi d'Europa in cui del comunismo non è rimasto nemmeno il nome. Poi potremmo parlare anche del metodo e dei progetti che questa SE intende portare avanti, sbagliati, perchè si doveva puntare, come ha detto Diliberto, all'unione di Rifondazione, PDCI e Verdi, non all'ennesimo cambio di simbolo e di dicitura. Partiti che cambiano nome nella stessa misura degli stilisti che cambiano abiti a ogni stagione di sfilate. Tutto ciò è importante, ma il nome, il nome... Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus.
 
- posted by Lucio at 13:54 | View blog reactions 4 comments
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