martedì, settembre 19, 2006
Uno sguardo su Telecom, e sull'Italia
Ascoltavamo su una radio in macchina un dibattito-spiegazione sulla vicenda Telecom, lo speaker prendeva anche telefonate. Come al solito la radio rimane uno degli strumenti più validi per capire cosa succede, la televisione ormai vale come lobotomia. Arriva una telefonata di una signora che racconta di aver acquistato anni fa 7000 euro di azioni Pirelli, che poi, all'epoca dell'ascesa di Tronchetti, com'è noto erano state convertite in Telecom, e adesso quelle medesme azioni gli valgono 2800 euro. Una perdita netta di circa il 75%. Segue la telefonata di un ex operaio siciliano che racconta di aver lavorato per anni in una fabbrica di Pirelli Cavi in Sicilia, una fabbrica sempre in forte attivo, lo specifica continuamente, "sempre in attivo, ma chi è che chiude una fabbrica sempre in attivo?", che faceva cavi per tutto il mondo. Quando Tronchetti salì al vertice di Pirelli Cavi la chiuse subito, cassintegrando tutti. Questo non si riesce a capacitare, "era sempre in attivo", dice, e parla con molta rabbia in corpo. Ma il conduttore spiega che è la ristrutturazione industriale, che Tronchetti divennè noto appunto per aver prodotto una grande quantità di capitale con Pirelli Cavi, ovviamente sempre capitale finanziario, volatile, ma lamenta appunto la mancanza di gestione a medio-lungo termine di questa classe di imprenditori di oggi. Adesso la Telecom, il più grande gruppo industriale italiano, è sull'orlo della vendita all'estero, i debiti lo coprono come montagne, se aprono i bilanci probabilmente uscirà fuori una Parmalat moltiplicata per mille, Trochetti si è defilato mentre la barca affondava, e lo Stato è anche impossibilitato ad intervenire perchè politicanti liberisti con la quinta elementare alla Capezzone tengono sotto scacco gente preparata come Prodi e Rovati, uno si è già dimesso, l'altro è notizia di pochi minuti fa che dovrà essere pure sottoposto alla gogna parlamentare, e la sua poltrona già traballa, la fossa che gli stanno scavando DS e Margherita, più alleati-coltelli sparsi, già è bella che pronta. Intanto la situazione industriale ed economica italiana è pressochè questa: vendita dell'intera economia nazionale all'estero. Il Triveneto già si è spopolato, l'alimentazione, le banche, la chimica, la metallurgica, l'informatica già sono completamente in mani straniere, adesso stanno per passare completamente la mano anche i trasporti, Autostrade e Alitalia, e le telecomunicazioni, Telecom. L'energia la importiamo in toto dall'estero. I treni pure ce li costruiscono in Francia. Ci resterà solo Mediaset, e chissà per quanto. Intanto l'Europa iper-liberista ci continua a martellare, martellate su martellate, i due schieramenti politici nostrani continuano a farsi la pelle a vicenda, e i nostri politicanti continuano a discutere animatamente su chi sarà il prossimo commissario della FIGC e su che cazzo ha detto quel rincoglionito di papa. Non sappiamo, la vediamo nera.


Squarcio di mare di Patrasso dai resti della sua fortezza bizantina.
 
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