Noi siamo relativisti convinti e militanti, pensiamo che tutto possa essere detto, pensato e scritto e che tutto abbia pari dignità, pensiamo che ognuno nella vita può fare quello che cazzo vuole, sul piano individuale, cioè, comunemente parlando, personale, e non essere soggetto ad alcuna legge di Stato, o più spesso di Chiesa, che glielo vieti, pensiamo che l'individuo sia il centro dell'universo e venga prima di tutto il resto. Come Gorgia, diciamo che il non essere è e l'essere non è e nessuno ci può seriamente contraddire. Come i vulcaniani, infinite diversità in infinite combinazioni, IDIC. W il relativismo, assoluto, politico, filosofico, universale. W la biodiversità. Però siamo sicuri al milione per cento che quello che noi diciamo è la verità, unica, indivisibile, assoluta verità. E che il resto è menzogna, o ignoranza, o mala fede, o parlare perchè si è mantenuti dal capitalismo, o perchè si è davvero cretini. Come facciamo ad esserne sicuri, dite? Per il semplice fatto che siamo noi a dirlo. E per il fatto che quando si tratta di fatti, e dei materialisti come noi intendono parlare sempre e solo di fatti, essi sono talmente chiari da accecare. I fatti accecano, non c'è bisogno di analizzarli o di discernerli o di fare inutili bizantinismi, o persino di spiegarli. Essi emanano una tale luce di evidenza da accecare. Questo è il primo punto, parlare sempre e solo di fatti. Il secondo punto, sul perchè siamo sicuri che la nostra è l'unica verità accettabile, la spiegazione sarebbe un po' più complessa, ma la cercheremo di sintetizzare. Dunque prendete il mondo come una sfera, o, se vivete a due dimensioni, come un cerchio. Il centro di questa sfera siamo noi, cioè io, noi che parliamo. E' il solipsismo, il mondo è tutto ciò che è mondo-per-noi, cioè una nostra visione, ogni cosa è tale perchè è una nostra percezione, una nostra immagine, una cosa-per-noi. Il solipsimo è una teoria filosofica tautologica, cioè inconfutabile. Visto che esistiamo solo noi, e il resto è un resto-per-noi, esiste solo nella nostra capoccia, per intenderci, i nostri giudizi, cioè il valore delle nostre parole è l'unico valore esistente sulla faccia della Terra, esso è come Dio, nel solipsismo noi siamo Dio e il resto è solo un nostro giocattolo. Il verbo di Dio, il logos (vi ricordate: in principio era il verbo, e il verbo era presso dio, e il verbo era dio, και Θεός ην ο λόγος) che esprimiamo è di più che semplici suoni convenzionali interscambabili e interpretabili che emettiamo, esso rappresenta l'ordine che diamo al mondo di cui siamo il centro. Le nostre parole sono appunto il giudizio di Dio sul mondo, l'unico giudizio dell'unico dio, e pertanto non può essere che perfettamente vero. Almeno fino al suo cambiamento, ovviamente. In un mondo di cui ogni individuo è il centro, e il mondo stesso la circonferenza, le parole di questo individuo, anche se dovremmo dire individuo solipsistico, sono le uniche parole che danno forma al mondo. Ecco perchè ciò che diciamo è inequivocabilmente esatto e assolutamente vero, e nella misura in cui gli altri dicono lo stesso, come cioè gli altri parlino come noi, "come", cioè nella stessa identica forma, per congruenza anche quella sarà la verità, unica e indivisibile. Quindi sei noi diciamo: dev'essere così e così, e questo si chiama comunismo, diciamo qualcosa di indistruttibile e di infalsificabile, qualcosa, anzi l'unica cosa, non soggetta al relativismo, ma anzi di un'assolutezza totalitaria. Noi, o quelli che la pansano, e si esprimono, come noi. Si dirà: a questo punto tutto ciò che qualsiasi tizio dice è la verità, quindi ci possono pure essere sei miliardi e mezzo di verità diverse e contrapposte. Appunto, è proprio questo il relativismo.


Le cime di due cipressi nei resti della fortezza bizantina di Patrasso. Belli i cipressi, sembrano voler tendere affusolati e voluminosi a raggiungere il cielo, lo stesso cielo che dobbiamo assaltare. E con questa chiudiamo le foto del nostro viaggio a Itaca-Patrasso.
 
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