domenica, settembre 10, 2006
La breve agonia della democrazia
C'era una volta la democrazia. Cara democrazia, torna a casa, che non è tardi, canta Fossati, uno veramente grande, che ha saputo sempre esprimere il cuore profondo della sinistra, e una volta, con un certo cuoco, persino della destra. Ma forse, appunto, è tardi. La democrazia oggi è una forma di governo storicamente, socialmente, giuridicamente, filosoficamente morente. Sempre più persone la trovano inadeguata, una maglia di ferro, fasulla, spesso. Sempre più gente lo pensa. I segni dei tempi ci sono tutti, proviamo a scorgerne un paio, anzi tre, numero sacro, quelli più lampanti:

1) Ucraina 2004, al tempo della rivoluzione, vabbè se fa per dì, arancione, ci fu un impeto di democrazia, tutta l'Europa guardava con un ardore sognante negli occhi che non si vedeva dai tempi di Praga quei ragazzi che davano fiori agli eserciti di polizia schierati in antisommossa. Un vero bruciare di democrazia sembrava dovesse portare al governo gli arancioni di Yuschenko e della pasionaria Timoschenko. Così andò, dopo varie traversie elettorali. Dopo meno di un anno il governo della Timoschenko passa alla storia come il più corrotto, inefficiente, disastroso governo della storia ucraina, il problema forse è che Yuschenko non aveva considerato che è da matti affidare il potere ad una donna, e lui è costretto a scusarsi pubblicamente per averglielo affidato. Dopo un altro annetto l'altro governo filo-occidentale porta l'Ucraina alla canna del gas, letteralmente, costretta a rubarsi il gas per non morire congelata. Crisi energetica, crisi economica, crisi sociale di proporzioni mai viste, e tutto in un paio d'anni, complimenti alla rivoluzione arancione e democratica. Ora Yuschenko ha affidato il governo al suo rivale ai tempi della della rivoluzione, il filo-russo, reazionario e statalista Yanukovych, il rappresentante dei minatori e delle campagne, il tiranno contro cui l'Europa s'era scagliata, quello contro cui era nata la rivoluzione arancione e tutte quelle robe di fiori e democrazia, la bestia vista all'epoca dal fronte di Yuschenko. Se domani si votasse, il fronte filorusso vincerebbe senza passare dal via. Paradossi della democrazia.

2) Gran Bretagna 2005, rivince Blair, uno degli uomini più odiati della storia inglese, quasi al pari di Cromweel. Quello che il suo stesso partito ha da tempo sfiduciato, solo per la colpa di averlo distrutto dalle fondamenta. In questi giorni ha annunciato il suo abbandono entro un anno, cioè la sua morte politica. Ieri, alla consegna dei Leoni d'Oro, una delle Mostre più belle di sempre, speriamo che vi siate letti le cronache del Manifesto, imperdibili, Peter Morgan, Osella per la miglior sceneggiatura, del mirabile "The Queen", la prima cosa che fa andando a ritirare il premio è ringraziare Blair per essersi tolto dalle scatole, questo solo per darvi l'idea dell'aria che tira nella Perfida Albione, e nel mondo. Comunque Blair rivince, i giornali sono costretti a tifare per lui perchè gli avversari sono ancora più scarsi, e per la solita cosa della continuità del programma. Lui stesso dice prima del voto, "non mi amate, ma votatemi". Ora, uno che dice una simile cosa, secondo logica politicamente non sarebbe stato eletto neanche rappresentante di classe, ma Blair, uno degli uomini più odiati d'Inghilterra, quasi quanto il nostro Berluska, e pure lui stava per rivincere, il polverizzatore di ogni definizione di sinistra minimamente dignitosa e accettabile, rivince. Paradossi della democrazia.

3) Usa, Anno di Satana 2000, Bush vince barando a più non posso le elezioni per la presidenza degli Stati Uniti d'America, assegnatagli dalla Corte Suprema, e ci sono forti, e significativi sospetti, anche su quelle del 2004, almeno a detta di molti, e in ogni caso, a detta di tutti, sono state anch'esse una bolgia impazzita di macchinette difettose, voti che non si trovavano, sondaggi insensati, eccetera, eccetera, peggio che nel 2000. Un presidente il cui indice di gradimento per tutta la durata della sua presidenza è il più basso della storia americana. Comunque, grazie a lui, iniziò l'apocalisse. Paradossi della democrazia.

4, che non doveva esserci ma noi, che siamo noi, lo mettiamo lo stesso) La democrazia muore in Iraq, sotto un autobomba o sparata in fronte. Al suo funerale ci vanno in pochi.

Sono solo tre, anzi quattro, casi di come la democrazia stia ormai alla deriva più totale. Non c'è un Paese in cui negli ultimi anni la democrazia abbia portato risultati sereni e convincenti. Oltre a questi, in Polonia capi dello Stato e del governo sono due fratelli gemelli, in Germania la sinistra prende oltre il 50% e c'è un governo di destra, in Messico Obrador lo davano vincente assoluto e perde, con brogli a livello americano, in Russia ci manca poco che Putin, un altro degli uomini più odiati della storia russa, prenda l'80%, in Italia, vabbè in Italia la democrazia significa avere quaranta partiti. Non sappiamo, ci sono cose che non ci tornano. E stiamo parlando solo dell'apice della democrazia, il momento elettorale. Il problema forse è che in democrazia è facilissimo imbrogliare, troppo facile. Chi detiene quelle paurose macchine che sono lo Stato unitamente a tutte gli apparati di sicurezza, più la stampa, più i servizi segreti, più l'ideologia della guerra al terrorismo e dello stato di mobilitazione nazionale, può vincere qualsiasi elezione. Così è accaduto in Usa, dove l'industria militare è la prima del Paese e dove le organizzazioni di sicurezza interna ed esterna hanno qualcosa come due milioni di impiegati, solo loro, per non parlare della macchine statali, e possibilità illimitate a livello economico. Tutta questa gente servirà a qualcosa, per difendere lo Stato, cioè i gruppi di potere al comando in questo caso, come in tutti i casi di democrazie rigidamente capitaliste? Questo dell'imbroglio garantito è solo uno, e neanche il maggior problema, della democrazia, sia in Occidente che in qualsiasi altro punto cardinale del pianeta. Ci sono poi tutti quei corollari che discendono dalla democrazia, e che pertanto, da una democrazia infetta, inquinata, morente, discendono anch'essi infetti, inquinati e morenti, in primo luogo la mitica, oggi davvero mitica, libertà di stampa. In Italia sono anni che TG1, TG2 e TG5, per dire solo i più seguiti media nazionali, non si possono neanche più sentire, tutto trovi in mezzo a quelle cloache che non la minima credibilità. Ma per imbacuccare la borghesia, il basso proletariato e le vecchie pensionate milanesi vanno benissimo. E la stampa non va meglio, il Corriere della Morte ne è il maggior esempio. Negli Usa e in Inghilterra ormai vige la censura, come dimostra l'ultimo caso sui presunti, e forse fasulli pure loro, come la democrazia, attentati sventati a Londra. Ed in quei Paesi l'informazione è comunque mainstream, cioè, in parole povere, non serve a un cazzo, è totalmente filogovernatica e embedded, come la nostra Sky, che non a caso ci ha importato il modello, o comunque è sempre filo-gruppi di potere al comando, che, governi la sinistra o la destra, sono sempre gli stessi, e sappiamo tutti quali. Cioè è un informazione, almeno quella che copre il 99% dell'informazione, totalmente priva di qualsiasi anima e senso della verità, talmente generalista e superficiale da non servire a niente, fasulla, pur'essa. Per fortuna che ci sono i blog. E i media sono solo uno dei tanti corollari infettati dalla democrazia. Ma tutti questi guai la democrazia è talmente forte da riuscire a superarli, come ha sempre fatto. La vera pugnalata finale, al cuore, è un'altra, e riguarda la struttura stessa dell'impianto democratico nato dal secondo dopoguerra, quello moderno: esso non è più sentito come adeguato alla cosiddetta globalizzazione. Non lo è perchè appunto è stato valido per quasi sessant'anni perchè la popolazione era, sebbene numericamente grande, circoscritta dentro uno Stato, essa conosceva se stessa, conosceva le sue forme di vita e le sue esigenze, conosceva la sua storia e sapeva gestire il suo futuro. Per quasi sessant'anni l'impianto democratico del secondo dopoguerra ha retto perchè, come la polis ateniese era a misura d'uomo, esso era a misura di popolo, cioè di Stato. Con la globalizzazione non è più così, il concetto di popolo non ha più ragione di esistere, semmai sta venendo sostituito con quello di civiltà, e con la conseguente idiozia, inventata dai soliti gruppi di potere per fare montagne ancora più grandi di soldi, di scontro di civiltà, con essa i popoli si sono inesorabilmente mischiati, a livello reale e virtuale, e gli Stati, sfiniti e indeboliti al loro interno dal capitalismo privatizzante fino all'estremo midollo, al loro esterno hanno rotto quasi tutte le barriere che li dividevano, a cominciare proprio da quelle culturali. Così come la polis smise di esistere con l'avvento di un impero universale nato dalle conquiste di Alessandro, essa era concepita a misura d'uomo, e in un tale impero si perse, così la democrazia moderna è stata concepita a misura di popolo e a misura di Stato, e sta morendo per questo motivo, o in maniera piuttosto rocambolesca, con tutti i danni, le guerre, il terrorismo e gli eventi che abbiamo minimamente descritto, tutti causati principalmente dalla crisi inesorabile che attraversa la democrazia, ovvero le democrazie occidentali, e che si possono leggere appena aprite il sito di Repubblica, o, più in generale e più spesso e in profondità, decomponendosi lentamente, come Montanelli (Montanelli, chi era costui? Qualcuno se lo ricorda? "In questo Paese quando si muore, si muore per sempre") diceva che era accaduto al comunismo novecentesco e al muro di Berlino. Un pezzo alla volta, quasi senza accorgesene. La stessa cosa, a quindici anni di distanza, sta accadendo alla democrazia. E paradossalmente, sono gli scherzi ironici della storia, ben descritti da molti filosofi, il vento di morte non sta spirando da dove tutti, al tempo della piovra del comunismo che si sarebbe espansa fino ad assorbire tutto il mondo, si aspettavano, da Mosca o da Pechino o da Berlino Est, ma soffia da quelle che molti consideravano le vere cattedrali della democrazia, suoi segni eterni nel mondo, Londra e, soprattutto, Washington. Ma forse tra qualche anno, grazie soprattutto a questi blog, potremmo dire "la democrazia è morta, viva la democrazia", quella, come dice il nostro profeta-vate Adinolfi, diretta. Ma questa è un'altra storia.


La cupola del duomo di Patrasso, anche se non sappiamo se per l'ortodossia greca si chiami "duomo", presa da lontano. Questa foto è un vero capolavoro, modestamente parlando.
 
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