giovedì, settembre 28, 2006
Iraq
Oggi volevamo parlare dell'Iraq. Ma come si fa a parlare dell'Iraq? L'unico modo sarebbe fare una lista, parziale ovviamente, di tutti gli attentatti o le azioni militari e relativi morti contati giorno per giorno, cioè scrivere 22, 14, 48, 32, 12, 22, 1023, 104, 1894, insomma tutte quelle cifre che compaiono nei titoli delle news di Repubblica, ormai relegate a dei semplici comunicati, talmente si trovano spesso. Che prima non c'erano, prima non c'era un cazzo. Saddam, di cui tutta la dignità l'ha dimostrata al processo, evidente per chiunque l'ha visto, era un gigante rispetto a questi cowboy assassini, gli stessi che dalle carovane dei coloni sparavano agli Apache che cavalcavano lontani, per divertimento. Gli stessi che in Easy Rider ammazzavano quei due motociclisti hippy. Lo stesso mitragliere di Full Metal Jacket per i quali chi scappa è un viertcong, e quelli che non scappano sono vietcong meglio preparati. La stessa notevole forma esistenziale di Bush avevano quel camionista di Easy Rider e quel mitragliere, sono identici, stesse due cacate di Satana, con tutto il rispetto per la merda e per Satana. Sta maledetta razza americana non è cambiata di una virgola, ha solo armi, e quindi ambizioni, più potenti. Oppure potrei mettere una di quelle foto che si trovano su Google, che non si dimenticano più, finche campi, dei prodotti della guerra, ma non è il nostro genere. E poi l'avremmo fatto solo per dimostrare che "faccia di topo" si sbaglia, che la gente come lui, Ferrara, Bordone, vanno fermati, sono pericolosi. Invece al suo posto mettiamo solo una bandiera bianca. Come si fa a parlare dell'Iraq? Ha detto tutto Bucchi in una vignetta su Repubblica, da sola vale di più delle migliaia di trafiloni giornalistici ripieni di cazzate che abbiamo letto su questa storia: Iraq, la fossa comune tra l'Occidente e l'Oriente. Il problema è che questa definizione è incompleta. Bucchi avrebbe dovuto aggiungere che quella fossa comune l'abbiamo scavata noi, e dentro ci siamo finiti. Come quei soldati che se la scavano da soli, non a caso, soldati. Sì perchè tutto ciò che conoscevamo dell'Occidente, tutte le sua caratteristiche, tutte le sua anime, tutti i corsi di spirito che chiamiamo "occidentali", tutto è morto in quella fossa, in Iraq. Là dove l'umanità è nata, là è stata sepolta, e pure quest'altro cerchio si è chiuso. Dobbiamo ricominciare da capo. Anno zero. Come si fa a parlare dell'Iraq?
 
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lunedì, settembre 25, 2006
Rotella stai esagerando
Noi consideriamo Rotella uno in assoluto dei politici più cretini, inetti e impreparati che la storia repubblicana abbia mai avuto. Responsabile di una sconfitta pazzesca nel 2001, con la vittoria che sarebbe stata a mani basse se solo avesse avuto la capacità di fare un ovvio patto di desistenza con Rifondazione e Di Pietro, e responsabile della mezza sconfitta del 2006, con la scelta suicida di non mettere l'Ulivo anche al Senato, il che ha fatto perdere al centrosinistra 4 punti netti di percentuale, per dire solo le prime due più gravi cose, come abbia fatto a diventare quello che è diventato è la dimostraziona lampante che in questo Paese non funziona un tubo. In generale però c'è da dire non si differenzia molto dal livello medio degli iscritti e dei politici margheritini. Comunque, non è questo che ci preme. Ma raccontarvi un aneddoto su Rotella. Ottobre 2005, si inauguara la sede dell'Unione di Lacco Ameno, il mio bellissimo paese. Un grande avento, dopo più di un decennio, lo scalcagnato popolo di sinistra lacchese ritorna ad avere una sede vera dove riunirsi. L'iniziativa parte da Sergio D'Antoni, che un anno prima era stato inaspettatamente eletto nel collegio di Napoli-Ischia, alle suppletive, e da lì è diventato grande amico e sostenitore della sinistra isolana. Presenti D'Antoni e Rotella, con grande emozione dei presenti. Lui arriva con la solita faccia da fesso, quella sua, abituale. Quattro discorsi di rito, poi arriva il nostro parroco, chiamato per la benedizione del locale. Vecchie tradizioni dure a morire. Il buon parrocco si mette lì al centro col suo libro di preghiere, e tutt'attorno ci sono D'Antoni, Rotella, e vari esponenti politici isolani. Inizia con il segno della croce, e Rotella non se la fa, rimane lì mezzo ridendo, con la sua consueta faccia da fesso insomma. Per tutta la liturgia e il breve intervento del parrocco non fa alcuna cosa che fa un credente, tipo il segno della croce appunto, o ascoltare compunto con le mani giunte, che intorno fanno tutti. Terminata la benedizione del locale, scambia quattro chiacchiere col parroco, poi, in modo molto informale, si riprendono gli interventi e la chiacchierata, e lui, immediatamente dopo, fa ridere tutti raccontando che di recente aveva rivisto una coppia che aveva sposato lui stesso, e il loro bambino, già presente alla cerimonia civile, avvicinandolo aveva gridato "Mamma, ecco il prete!" .L'aveva preso per un prete, visto che li aveva sposati lui. Tutto con la solita faccia da fesso. Ma tutto sembra molto ironico, in quella situazione, vista la presenza pure del parroco con tutto l'arsenale benedicente. Da lì ho capito ciò che è chiaro, Rotella è tutto meno che un cattolico, o un credente. In fondo sono convinto, e probabilmente chi lo conosce meglio, io di persona l'ho incontrato solo in questa occasione, può confermarlo, è rimasto il radicale di un tempo. Del resto passare da radicale a principale politico cattolico d'Italia ce ne passa, sono salti sul piano personale difficili da compiere, senza un aiutino come quello di Damasco. Questo è il ricordo che ho di Rotella. E, avendolo tenuto d'occhio per tutto il pomeriggio e la serata del rinfresco, proprio per capire cosa gli passasse per la mente, penso niente, ne sono abbastanza sicuro, è credente come io sono un confidustriale. Il perchè da anni stia portando avanti questa politica ultra-cattolica e ultra-asservita al Vaticano si spiega in un unico modo: prendere voti. Il fatto è che Rotella è un politico nel codice genetico, farebbe tutto per rafforzare il potere suo e quello dei suoi, un politico della peggior specie appunto. Questa marea cattolica che ha contribuito a creare nel centrosinistra e che è la vera palla al piede di ogni programma serio di coalizione, che con Prodi sembrava essere stata respinta definitivamente, e che invece rimonta sempre più forte, è tutta motivata da una politica prettamente di potere. Con essa ha aggregato la Margherita, che altrimenti avrebbe perso molti petali, e con essa tiene sotto scacco tutto il governo e la maggioranza. Con essa una faccia di fesso come Rotella riesce a parmanere questo Paese nel Medioevo rispetto al resto d'Europa e del mondo civilizzato. E tutto è scrupolosamente calcolato, il potere per il potere. Sì perchè oggi il primo nemico per la sinistra, almeno quella vera come la nostra, non è il capitalismo sfrenato, il liberismo e Confidustria, ma questi vengono al numero 2, il primo posto è riservato ai cattolici, cioè i cattolici politicizzati che infestano la scena pubblica, quelli che, come i socialisti del PSE col socialismo, poi alla fine vedete che tutto torna, l'unica cosa che hanno in comune col cristianesimo è il nome. E una volta eliminati loro, li seguiranno pure gli altri, di cui sono i veri alleati, quelli che permettono ai partiti delle destre di presentarsi con la faccia buona della difesa della cristianità, dello scontro di civiltà, dell'italianità e di tutte queste altre cazzate, mentre i loro veri interessi, com'è stato ampiamente dimostrato nel quinquennio berlusconiano, nulla hanno a che fare con la cristianità ma solo col capitale. Però questi gli danno la faccia buona. Per cui oggi, quanto compro la Repubblica e leggo in prima pagina "Rotella: no al dibattito", mi viene davvero da prudere le mani. Perchè PACS, fecondazione, eutanasia, scuola pubblica, sono tutte cose che si giocano sulla pelle degli italiani e sono risposte alle sofferenze e alle difficoltà di milioni di persone, e sui cui si basa il destino di questo Paese, se vuole avere un destino, e non possiamo permettere a nessuna faccia da fesso come Rotella di negarci il nostro futuro.
 
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Noi siamo relativisti convinti e militanti, pensiamo che tutto possa essere detto, pensato e scritto e che tutto abbia pari dignità, pensiamo che ognuno nella vita può fare quello che cazzo vuole, sul piano individuale, cioè, comunemente parlando, personale, e non essere soggetto ad alcuna legge di Stato, o più spesso di Chiesa, che glielo vieti, pensiamo che l'individuo sia il centro dell'universo e venga prima di tutto il resto. Come Gorgia, diciamo che il non essere è e l'essere non è e nessuno ci può seriamente contraddire. Come i vulcaniani, infinite diversità in infinite combinazioni, IDIC. W il relativismo, assoluto, politico, filosofico, universale. W la biodiversità. Però siamo sicuri al milione per cento che quello che noi diciamo è la verità, unica, indivisibile, assoluta verità. E che il resto è menzogna, o ignoranza, o mala fede, o parlare perchè si è mantenuti dal capitalismo, o perchè si è davvero cretini. Come facciamo ad esserne sicuri, dite? Per il semplice fatto che siamo noi a dirlo. E per il fatto che quando si tratta di fatti, e dei materialisti come noi intendono parlare sempre e solo di fatti, essi sono talmente chiari da accecare. I fatti accecano, non c'è bisogno di analizzarli o di discernerli o di fare inutili bizantinismi, o persino di spiegarli. Essi emanano una tale luce di evidenza da accecare. Questo è il primo punto, parlare sempre e solo di fatti. Il secondo punto, sul perchè siamo sicuri che la nostra è l'unica verità accettabile, la spiegazione sarebbe un po' più complessa, ma la cercheremo di sintetizzare. Dunque prendete il mondo come una sfera, o, se vivete a due dimensioni, come un cerchio. Il centro di questa sfera siamo noi, cioè io, noi che parliamo. E' il solipsismo, il mondo è tutto ciò che è mondo-per-noi, cioè una nostra visione, ogni cosa è tale perchè è una nostra percezione, una nostra immagine, una cosa-per-noi. Il solipsimo è una teoria filosofica tautologica, cioè inconfutabile. Visto che esistiamo solo noi, e il resto è un resto-per-noi, esiste solo nella nostra capoccia, per intenderci, i nostri giudizi, cioè il valore delle nostre parole è l'unico valore esistente sulla faccia della Terra, esso è come Dio, nel solipsismo noi siamo Dio e il resto è solo un nostro giocattolo. Il verbo di Dio, il logos (vi ricordate: in principio era il verbo, e il verbo era presso dio, e il verbo era dio, και Θεός ην ο λόγος) che esprimiamo è di più che semplici suoni convenzionali interscambabili e interpretabili che emettiamo, esso rappresenta l'ordine che diamo al mondo di cui siamo il centro. Le nostre parole sono appunto il giudizio di Dio sul mondo, l'unico giudizio dell'unico dio, e pertanto non può essere che perfettamente vero. Almeno fino al suo cambiamento, ovviamente. In un mondo di cui ogni individuo è il centro, e il mondo stesso la circonferenza, le parole di questo individuo, anche se dovremmo dire individuo solipsistico, sono le uniche parole che danno forma al mondo. Ecco perchè ciò che diciamo è inequivocabilmente esatto e assolutamente vero, e nella misura in cui gli altri dicono lo stesso, come cioè gli altri parlino come noi, "come", cioè nella stessa identica forma, per congruenza anche quella sarà la verità, unica e indivisibile. Quindi sei noi diciamo: dev'essere così e così, e questo si chiama comunismo, diciamo qualcosa di indistruttibile e di infalsificabile, qualcosa, anzi l'unica cosa, non soggetta al relativismo, ma anzi di un'assolutezza totalitaria. Noi, o quelli che la pansano, e si esprimono, come noi. Si dirà: a questo punto tutto ciò che qualsiasi tizio dice è la verità, quindi ci possono pure essere sei miliardi e mezzo di verità diverse e contrapposte. Appunto, è proprio questo il relativismo.


Le cime di due cipressi nei resti della fortezza bizantina di Patrasso. Belli i cipressi, sembrano voler tendere affusolati e voluminosi a raggiungere il cielo, lo stesso cielo che dobbiamo assaltare. E con questa chiudiamo le foto del nostro viaggio a Itaca-Patrasso.
 
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martedì, settembre 19, 2006
Uno sguardo su Telecom, e sull'Italia
Ascoltavamo su una radio in macchina un dibattito-spiegazione sulla vicenda Telecom, lo speaker prendeva anche telefonate. Come al solito la radio rimane uno degli strumenti più validi per capire cosa succede, la televisione ormai vale come lobotomia. Arriva una telefonata di una signora che racconta di aver acquistato anni fa 7000 euro di azioni Pirelli, che poi, all'epoca dell'ascesa di Tronchetti, com'è noto erano state convertite in Telecom, e adesso quelle medesme azioni gli valgono 2800 euro. Una perdita netta di circa il 75%. Segue la telefonata di un ex operaio siciliano che racconta di aver lavorato per anni in una fabbrica di Pirelli Cavi in Sicilia, una fabbrica sempre in forte attivo, lo specifica continuamente, "sempre in attivo, ma chi è che chiude una fabbrica sempre in attivo?", che faceva cavi per tutto il mondo. Quando Tronchetti salì al vertice di Pirelli Cavi la chiuse subito, cassintegrando tutti. Questo non si riesce a capacitare, "era sempre in attivo", dice, e parla con molta rabbia in corpo. Ma il conduttore spiega che è la ristrutturazione industriale, che Tronchetti divennè noto appunto per aver prodotto una grande quantità di capitale con Pirelli Cavi, ovviamente sempre capitale finanziario, volatile, ma lamenta appunto la mancanza di gestione a medio-lungo termine di questa classe di imprenditori di oggi. Adesso la Telecom, il più grande gruppo industriale italiano, è sull'orlo della vendita all'estero, i debiti lo coprono come montagne, se aprono i bilanci probabilmente uscirà fuori una Parmalat moltiplicata per mille, Trochetti si è defilato mentre la barca affondava, e lo Stato è anche impossibilitato ad intervenire perchè politicanti liberisti con la quinta elementare alla Capezzone tengono sotto scacco gente preparata come Prodi e Rovati, uno si è già dimesso, l'altro è notizia di pochi minuti fa che dovrà essere pure sottoposto alla gogna parlamentare, e la sua poltrona già traballa, la fossa che gli stanno scavando DS e Margherita, più alleati-coltelli sparsi, già è bella che pronta. Intanto la situazione industriale ed economica italiana è pressochè questa: vendita dell'intera economia nazionale all'estero. Il Triveneto già si è spopolato, l'alimentazione, le banche, la chimica, la metallurgica, l'informatica già sono completamente in mani straniere, adesso stanno per passare completamente la mano anche i trasporti, Autostrade e Alitalia, e le telecomunicazioni, Telecom. L'energia la importiamo in toto dall'estero. I treni pure ce li costruiscono in Francia. Ci resterà solo Mediaset, e chissà per quanto. Intanto l'Europa iper-liberista ci continua a martellare, martellate su martellate, i due schieramenti politici nostrani continuano a farsi la pelle a vicenda, e i nostri politicanti continuano a discutere animatamente su chi sarà il prossimo commissario della FIGC e su che cazzo ha detto quel rincoglionito di papa. Non sappiamo, la vediamo nera.


Squarcio di mare di Patrasso dai resti della sua fortezza bizantina.
 
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La seconda delle tesi fontamentali di Karletto Marx afferma che il comunismo se vuole sopravvivere deve unirsi e rinnovarsi, o c'è solo la morte. Aut aut. Guardando in faccia la realtà infatti ci si rende conto che in gran parte d'Europa anche delle piccolissime formazioni comuniste post-crollo non è rimasto neanche il nome, dove sopravvivono, come in Italia, sono esigue. E anche in Italia il nome lo vogliono togliere. Si rischia appunto la fine dei Sioux, chiusi in riserva, e poi piano piano dimenticati, ridotti ad uno scherzo della storia. Bisogna rigenerarsi, basarsi sulla propria secolare storia, e sulla propria monumentale dottrina, la più importante e perfetta tra tutte le formazioni politiche attuali, che spesso di dottrina non hanno neanche quella derivata dalla lettura di Topolino, per progettare il futuro. Cercheremo man mano di spiegare e di chiarire in cosa dovrebbe consistere il rinnovamento. Innanzitutto però la lezione da apprendere è quella prodiana, che ci ha permesso di vincere queste elezioni per un pelo ("di coglione", diceva la vignetta di Vauro dell' 11 sul Manifesto, e in tre parole ha detto tutto), e come afferma anche la suddetta tesi: il rinnovamento passa per l'unità, e l'unità per il rinnovamento. Unità di tutte le forze della sinistra radicale, dalle tavole della pace ai marxisti-leninisti con i loro libri stantii, dal Manifesto ai Cobas e alle frange sindacali ancora non corrotte dal liberismo, che pure sono la maggioranza, ma schiacciata, o meglio infinocchiata, da dirigenti collusi con il mercato e i capitalisti, dai no global agli ambientalisti, agli apocalittici, ai dispersi, agli anarchici. Tutti gruppi che, sebbene rappresentano forse il maggiore centro di idee e di movimento della nostra società imbalsamata, spiecialmente a livello delle giovani generazioni, sono ora impegnati a sbranarsi fra loro, come i capponi di Renzo mentre andavano al macello. Un partito rivolto con tutto se stesso all'azione, non alle chiacchiere. Un partito realista fino al midollo. Dato che mentre noi parliamo e ci ironizziamo a vicenda, i detentori del capitale fanno fatti, come sempre del resto, macinando terreno su terreno, legge su legge, prendendosi, cioè togliendoci, qualsiasi cosa. Si crei un partito comunista unificato, di base e di governo, ma con un unico vertice, che possa rappresentare tutti e realizzare i nostri programmi seriamente, per il bene e il progresso dell'umanità, non dei soliti gruppi di potere. Un partito che abbia il termine "comunista" in mezzo, non "Sinistra europea", chissenefrega dell'europeismo, e chi cavolo l'ha pensato un nome cosi scemo, che hanno voluto imitare la fu Democrazia europea? Un partito vero, con la coscienza marxista e il metodo del materialimo dialettico, ancora il più perfetto, analiticamente parlando, che esista, il cuore no global, le gambe dei giovani e del rinnovamento e l'anima pacifista. In modo che si potrà tra l'altro sciogliere un equivoco. La sinistra non-più-comunista infatti mai come oggi vive un equivoco epocale, il loro di rinnovamento, da Togliatti in poi, è passato per un lento e inesorabile avvicinamento al liberismo, al democraticismo liberale, alla totale perdita della radice socialista. Quella socialista propriamente detta, del termine spiegato da Marx. Adesso si parla del socialismo da immettere nel futuribile Partito Democratico, ma, a parte che si intende, cioè si vorrebbe intendere, il socialismo del PSE, che del socialismo ha solo il nome, anche questa radice sta per essere definitivamente estirpata, e sarà l'ultimo passo. Tra poco sarà giunto il momento, o forse ci siamo già abbondantemente, che la sinistra italiana sarà in tutto e per tutto uguale al blairismo, ai partiti socialisti spagnoli o francesi o tedeschi o russi o di qualsiasi altra parte d'Europa, se non peggio. L'equivoco epocale sta nel fatto che tutto ciò sta venendo fatto con la totale subordinazione della volontà del popolo, cioè delle masse dei lavoratori rappresentati, cioè non rappresentati, da questa nuova sinistra. Il blairismo, come ha scritto Angela Pascucci sul Manifesto del 14/09, è già "finito in sangue, povertà e fischi", spazzato via assieme a Blair che scappa protetto dalla scorta dal congresso delle Trade Union, dico le Trade Union, non i neonazisti, a cui magari sta persino più simpatico. La socialdemocrazia tedesca con la Grosse Koalition attraversa uno dei peggiori momenti della sua storia, per gli stessi motivi del blairismo, totale capovolgimento di ogni progetto socialista e perdita altrettanto totale di identità, in Francia Segolene Royal, l'idolo dei dirigenti blairiani DS, quelli che non ha a caso stanno nei posti che contano, che decidono tutto e soprattutto cosa devono sentire e pensare gli iscritti e i simpatizzanti e cosa deve andare alla stampa, tutto per infinocchiare la gente, che l'hanno invitata a un bel giro d'Italia, sta più a destra di quel mostro iperbushista di Sarzoky, il socialismo spagnolo si salva per la forza e le capacità di un leader come Zapatero e per il coraggio del suo percorso di espansione dei diritti, percorso qui ostacolato grandemente dai cattolici o presunti tali. In sostanza questa nuova sinistra non vale niente, e tutti lo hanno capito. E questo i milioni di persone che hanno votato il centrosinistra lo sanno benissimo, l'intero centrosinistra, persino gli elettori della Margherita o dell'Udeur. L'intera campagna elettorale, o meglio l'intero avvicinamento, di anno in anno, alle elezioni, è stato fondato proprio su questo, una mobilitazione nazionale di speranze radicali, ambizioni radicali, cambiamenti radicali, dagli elettori fino ai vertici, passando per gli iscritti. Speranze che, giorno dopo giorno, il governo e la maggioranza in carica sta sempre più deludendo. Ed è evidente a qualsiasi assemblea di partito a cui si partecipa, appunto da quelle di base a quella di Pesaro, dove le caterve di applausi erano tutte per ogni singola parola di Diliberto, di Benigni, di Epifani, non per D'Alema o Rutelli o Gentiloni, è stato evidente a tutti, una cosa manifesta. In questo contesto un partito comunista rinnovato si deve inserire, perchè le masse di italiani che si riconoscono in DS e CGIL sono pronte a cambiare decisamente rotta. Ma dev'essere un'alternativa credibile, non una riserva indiana, e neanche una roba linguisticamente insignificante chiamata Sinistra europea


Tipico volto maschile greco, forse troppo tipico.
 
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Loose change

Guardate quali mostri dobbiamo distruggere, guardate quanto sono grandi, e capite bene quali sono i mandanti, quelli che controllano l'economia del mondo intero.




La luna presa dal mare, fedele compagna di tutti i viaggiatori solitari.
 
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domenica, settembre 10, 2006
La breve agonia della democrazia
C'era una volta la democrazia. Cara democrazia, torna a casa, che non è tardi, canta Fossati, uno veramente grande, che ha saputo sempre esprimere il cuore profondo della sinistra, e una volta, con un certo cuoco, persino della destra. Ma forse, appunto, è tardi. La democrazia oggi è una forma di governo storicamente, socialmente, giuridicamente, filosoficamente morente. Sempre più persone la trovano inadeguata, una maglia di ferro, fasulla, spesso. Sempre più gente lo pensa. I segni dei tempi ci sono tutti, proviamo a scorgerne un paio, anzi tre, numero sacro, quelli più lampanti:

1) Ucraina 2004, al tempo della rivoluzione, vabbè se fa per dì, arancione, ci fu un impeto di democrazia, tutta l'Europa guardava con un ardore sognante negli occhi che non si vedeva dai tempi di Praga quei ragazzi che davano fiori agli eserciti di polizia schierati in antisommossa. Un vero bruciare di democrazia sembrava dovesse portare al governo gli arancioni di Yuschenko e della pasionaria Timoschenko. Così andò, dopo varie traversie elettorali. Dopo meno di un anno il governo della Timoschenko passa alla storia come il più corrotto, inefficiente, disastroso governo della storia ucraina, il problema forse è che Yuschenko non aveva considerato che è da matti affidare il potere ad una donna, e lui è costretto a scusarsi pubblicamente per averglielo affidato. Dopo un altro annetto l'altro governo filo-occidentale porta l'Ucraina alla canna del gas, letteralmente, costretta a rubarsi il gas per non morire congelata. Crisi energetica, crisi economica, crisi sociale di proporzioni mai viste, e tutto in un paio d'anni, complimenti alla rivoluzione arancione e democratica. Ora Yuschenko ha affidato il governo al suo rivale ai tempi della della rivoluzione, il filo-russo, reazionario e statalista Yanukovych, il rappresentante dei minatori e delle campagne, il tiranno contro cui l'Europa s'era scagliata, quello contro cui era nata la rivoluzione arancione e tutte quelle robe di fiori e democrazia, la bestia vista all'epoca dal fronte di Yuschenko. Se domani si votasse, il fronte filorusso vincerebbe senza passare dal via. Paradossi della democrazia.

2) Gran Bretagna 2005, rivince Blair, uno degli uomini più odiati della storia inglese, quasi al pari di Cromweel. Quello che il suo stesso partito ha da tempo sfiduciato, solo per la colpa di averlo distrutto dalle fondamenta. In questi giorni ha annunciato il suo abbandono entro un anno, cioè la sua morte politica. Ieri, alla consegna dei Leoni d'Oro, una delle Mostre più belle di sempre, speriamo che vi siate letti le cronache del Manifesto, imperdibili, Peter Morgan, Osella per la miglior sceneggiatura, del mirabile "The Queen", la prima cosa che fa andando a ritirare il premio è ringraziare Blair per essersi tolto dalle scatole, questo solo per darvi l'idea dell'aria che tira nella Perfida Albione, e nel mondo. Comunque Blair rivince, i giornali sono costretti a tifare per lui perchè gli avversari sono ancora più scarsi, e per la solita cosa della continuità del programma. Lui stesso dice prima del voto, "non mi amate, ma votatemi". Ora, uno che dice una simile cosa, secondo logica politicamente non sarebbe stato eletto neanche rappresentante di classe, ma Blair, uno degli uomini più odiati d'Inghilterra, quasi quanto il nostro Berluska, e pure lui stava per rivincere, il polverizzatore di ogni definizione di sinistra minimamente dignitosa e accettabile, rivince. Paradossi della democrazia.

3) Usa, Anno di Satana 2000, Bush vince barando a più non posso le elezioni per la presidenza degli Stati Uniti d'America, assegnatagli dalla Corte Suprema, e ci sono forti, e significativi sospetti, anche su quelle del 2004, almeno a detta di molti, e in ogni caso, a detta di tutti, sono state anch'esse una bolgia impazzita di macchinette difettose, voti che non si trovavano, sondaggi insensati, eccetera, eccetera, peggio che nel 2000. Un presidente il cui indice di gradimento per tutta la durata della sua presidenza è il più basso della storia americana. Comunque, grazie a lui, iniziò l'apocalisse. Paradossi della democrazia.

4, che non doveva esserci ma noi, che siamo noi, lo mettiamo lo stesso) La democrazia muore in Iraq, sotto un autobomba o sparata in fronte. Al suo funerale ci vanno in pochi.

Sono solo tre, anzi quattro, casi di come la democrazia stia ormai alla deriva più totale. Non c'è un Paese in cui negli ultimi anni la democrazia abbia portato risultati sereni e convincenti. Oltre a questi, in Polonia capi dello Stato e del governo sono due fratelli gemelli, in Germania la sinistra prende oltre il 50% e c'è un governo di destra, in Messico Obrador lo davano vincente assoluto e perde, con brogli a livello americano, in Russia ci manca poco che Putin, un altro degli uomini più odiati della storia russa, prenda l'80%, in Italia, vabbè in Italia la democrazia significa avere quaranta partiti. Non sappiamo, ci sono cose che non ci tornano. E stiamo parlando solo dell'apice della democrazia, il momento elettorale. Il problema forse è che in democrazia è facilissimo imbrogliare, troppo facile. Chi detiene quelle paurose macchine che sono lo Stato unitamente a tutte gli apparati di sicurezza, più la stampa, più i servizi segreti, più l'ideologia della guerra al terrorismo e dello stato di mobilitazione nazionale, può vincere qualsiasi elezione. Così è accaduto in Usa, dove l'industria militare è la prima del Paese e dove le organizzazioni di sicurezza interna ed esterna hanno qualcosa come due milioni di impiegati, solo loro, per non parlare della macchine statali, e possibilità illimitate a livello economico. Tutta questa gente servirà a qualcosa, per difendere lo Stato, cioè i gruppi di potere al comando in questo caso, come in tutti i casi di democrazie rigidamente capitaliste? Questo dell'imbroglio garantito è solo uno, e neanche il maggior problema, della democrazia, sia in Occidente che in qualsiasi altro punto cardinale del pianeta. Ci sono poi tutti quei corollari che discendono dalla democrazia, e che pertanto, da una democrazia infetta, inquinata, morente, discendono anch'essi infetti, inquinati e morenti, in primo luogo la mitica, oggi davvero mitica, libertà di stampa. In Italia sono anni che TG1, TG2 e TG5, per dire solo i più seguiti media nazionali, non si possono neanche più sentire, tutto trovi in mezzo a quelle cloache che non la minima credibilità. Ma per imbacuccare la borghesia, il basso proletariato e le vecchie pensionate milanesi vanno benissimo. E la stampa non va meglio, il Corriere della Morte ne è il maggior esempio. Negli Usa e in Inghilterra ormai vige la censura, come dimostra l'ultimo caso sui presunti, e forse fasulli pure loro, come la democrazia, attentati sventati a Londra. Ed in quei Paesi l'informazione è comunque mainstream, cioè, in parole povere, non serve a un cazzo, è totalmente filogovernatica e embedded, come la nostra Sky, che non a caso ci ha importato il modello, o comunque è sempre filo-gruppi di potere al comando, che, governi la sinistra o la destra, sono sempre gli stessi, e sappiamo tutti quali. Cioè è un informazione, almeno quella che copre il 99% dell'informazione, totalmente priva di qualsiasi anima e senso della verità, talmente generalista e superficiale da non servire a niente, fasulla, pur'essa. Per fortuna che ci sono i blog. E i media sono solo uno dei tanti corollari infettati dalla democrazia. Ma tutti questi guai la democrazia è talmente forte da riuscire a superarli, come ha sempre fatto. La vera pugnalata finale, al cuore, è un'altra, e riguarda la struttura stessa dell'impianto democratico nato dal secondo dopoguerra, quello moderno: esso non è più sentito come adeguato alla cosiddetta globalizzazione. Non lo è perchè appunto è stato valido per quasi sessant'anni perchè la popolazione era, sebbene numericamente grande, circoscritta dentro uno Stato, essa conosceva se stessa, conosceva le sue forme di vita e le sue esigenze, conosceva la sua storia e sapeva gestire il suo futuro. Per quasi sessant'anni l'impianto democratico del secondo dopoguerra ha retto perchè, come la polis ateniese era a misura d'uomo, esso era a misura di popolo, cioè di Stato. Con la globalizzazione non è più così, il concetto di popolo non ha più ragione di esistere, semmai sta venendo sostituito con quello di civiltà, e con la conseguente idiozia, inventata dai soliti gruppi di potere per fare montagne ancora più grandi di soldi, di scontro di civiltà, con essa i popoli si sono inesorabilmente mischiati, a livello reale e virtuale, e gli Stati, sfiniti e indeboliti al loro interno dal capitalismo privatizzante fino all'estremo midollo, al loro esterno hanno rotto quasi tutte le barriere che li dividevano, a cominciare proprio da quelle culturali. Così come la polis smise di esistere con l'avvento di un impero universale nato dalle conquiste di Alessandro, essa era concepita a misura d'uomo, e in un tale impero si perse, così la democrazia moderna è stata concepita a misura di popolo e a misura di Stato, e sta morendo per questo motivo, o in maniera piuttosto rocambolesca, con tutti i danni, le guerre, il terrorismo e gli eventi che abbiamo minimamente descritto, tutti causati principalmente dalla crisi inesorabile che attraversa la democrazia, ovvero le democrazie occidentali, e che si possono leggere appena aprite il sito di Repubblica, o, più in generale e più spesso e in profondità, decomponendosi lentamente, come Montanelli (Montanelli, chi era costui? Qualcuno se lo ricorda? "In questo Paese quando si muore, si muore per sempre") diceva che era accaduto al comunismo novecentesco e al muro di Berlino. Un pezzo alla volta, quasi senza accorgesene. La stessa cosa, a quindici anni di distanza, sta accadendo alla democrazia. E paradossalmente, sono gli scherzi ironici della storia, ben descritti da molti filosofi, il vento di morte non sta spirando da dove tutti, al tempo della piovra del comunismo che si sarebbe espansa fino ad assorbire tutto il mondo, si aspettavano, da Mosca o da Pechino o da Berlino Est, ma soffia da quelle che molti consideravano le vere cattedrali della democrazia, suoi segni eterni nel mondo, Londra e, soprattutto, Washington. Ma forse tra qualche anno, grazie soprattutto a questi blog, potremmo dire "la democrazia è morta, viva la democrazia", quella, come dice il nostro profeta-vate Adinolfi, diretta. Ma questa è un'altra storia.


La cupola del duomo di Patrasso, anche se non sappiamo se per l'ortodossia greca si chiami "duomo", presa da lontano. Questa foto è un vero capolavoro, modestamente parlando.
 
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giovedì, settembre 07, 2006
Rewind
Dunque, al principio è stato questo, dedicato ad una vecchia, e ormai spenta, passione. Anche se ci è rimasta quella per la fantascienza, al momento solo assopita. Ci sono disseminate laggiù, oltre, e dentro, ai post prettamente startrekkistici, un sacco di osservazioni filosofiche importanti, che prima o poi bisognerà tirare fuori. E poi poesie, racconti, storie varie, pensieri, cose politiche, immagini, un po' di letteratura, insomma un botto di cose. In realtà la tematica startrekkistica è solo una cornice, e i post da fan sono una sparuta minoranza, ma ci è servità per rendere tutto inserito nella metafora nel viaggio, che non è solo nello spazio, ma ovunque, persino in un'idea. Il viaggio è ovunque, tenetelo bene a mente. Lì comunque ci abbiamo lasciato un pezzo considerevole di anima. Poi è venuto quest'altro, in cui ci siamo messi a raccogliere foto che man mano scattavamo in giro, durante quel viaggio che chiamiamo vita. Dopo tante parole, immagini. Sono belle foto, anche se la qualità tiscaliana è un po' scarsa, ma comunque, su quest'esempio, pensiamo che posteremo solo foto nostre, anche in questo blog. Entrambi sono nati e cresciuti nel nido tiscaliano, che all'epoca si divideva sostanzialmente il monopolio col contrapposto e postmoderno Splinder, del tutto diverso, più o meno come dei bambini ordinati col grembiulino e col fiocco e dei bambini dark e demoniaci. Se domandate in giro, pensiamo che gran parte dei bloggher italiani vi diranno che hanno cominciato nel caldo e sicuro nido di Tiscali. Infine, come tutte le cose, il terzo è quello definitivo, Karletto Marx. Abbiamo deciso infatti di rivolgere tutte le nostre risorse ad un blog totalmente politico, ispirato e dedicato con tutto se stesso al comunismo. Perchè qui si respira aria di guerra, proprio letteralmente, e nessuno è più capace in lei, la divina, merdosa, guerra, di noi comunisti. In esso però non mancheranno di confluire tutte le evoluzioni, le esperienze, i percorsi, le tesi e le antitesi dei suoi due precedenti momenti, così come nello Spirito assoluto confluirono, come due fiumi nel mare, Idea e Natura.


Un cartello visto in un parco in quel di Patrasso. Quando l'abbiamo visto, ci siamo chiesti: quello che l'ha scritto, sarà poi riuscito a conquistare questa Elena che amava così tanto? O l'aveva già? E poi, non è possibile che si tratti proprio di quella Elena, quella di Troia?
 
- posted by Lucio at 10:24 | View blog reactions 0 comments
lunedì, settembre 04, 2006
Le due tesi fondamentali di Karletto Marx
Queste che seguono sono le due fondamentali tesi su cui lavorerà questo blog.


Prima tesi: rischio di estinzione

Verso il 1875 si celebrò nelle Black Hills l'ultimo atto dell'esistenza degli Indiani d'America, prima di essere chiusi nelle riserve e ridursi a gruppi di poche anime. I Sioux, i Cheyenne, e altre nazioni, sebbene guidati da delle leggende, Cavallo Pazzo e Toro Seduto, si arresero una tribù alla volta. Non persero una qualche battaglia campale, neanche questo fu loro concesso, li uccisero il freddo, la fame, la mancanza di armi e di munizioni. Furono sconfitti perchè non potevano vincere. Fu forse la più grande vittoria dell'America, anche se i Sioux erano poche migliaia, più di tutte le altre grandiosi del passato e del futuro. Non a caso a monte Rushmore, nelle Black Hills, gli americani scolpirono i quattro loro padri della patria, Washington, Lincoln e un altro paio. Da decenni stanno pure provando a scolpire da quelle parti Cavallo Pazzo, ma la cosa va a rilento. La resistenza Sioux, l'ultimo popolo nativo americano a essere scacciato, l'ultimo genocidio, il Popolo delle Grandi Pianure, fu una cosa grandiosa. Ormai è leggenda, appunto. Ogni parola sarebbe sprecata per descriverla, e per descriverne la storia e i personaggi, e la vita nelle Pianure, e la civiltà del Grande Spirito. Ma ci proveremo, in seguito. Con essi scomparve la civiltà indiana, almeno quella libera. Anche se scomparve non è il termine giusto, perchè in questo universo nulla scompare del tutto. Toro Seduto sapeva che avrebbero perso dall'inizio, o meglio da sempre, tuttavia di lui si ricorda una frase che disse ad uno dei suoi guerrieri, probabilmente di notte, nel campo attorno ad un fuoco, mentre gli altri ballavano festeggiando una vittoria: "Perderemo e scompariremo, ma un giorno ci rimpiangeranno. Quel giorno il limite del nostro campo si allargherà all'intero pianeta". E forse così andò, forse li rimpiansero. Ma comunque persero. Persero perchè appunto non potevano che perdere, avevano di fronte l'America. Ebbene noi comunisti rischiamo la stessa fine, chiusi in riserve, partiti folkloristici, a rimbambirci di droga, musica, basket e merda, scomparsi in gran parte dei Paesi, cambiati di nome, verdi, socialdemocratici, no global, radicali, comunque cazzo ci chiamiamo in tutta Europa, in tutto il mondo. La stessa identica fine degli indiani d'America. Prima che sia troppo tardi, è giunto il momento di riunire tutte le nazioni indiane. E cominciare la nostra ultima guerra.

Seconda tesi: la cenere e il fuoco

Il comunismo ha due strade quindi dinanzi: il rinnovamento e l'unità, o la morte. Preferendo la prima, rinnovamento significa unità, e unità rinnovamento. E dall'unità e dal rinnovamento comincierà l'espansione. Occorre cioè prendere tutte le componenti di questa polverizzazione nata negli ultimi quindici anni, tutte le istanze di sinistra radicale, no global, partiti ufficiali, tavole della pace, studenti, sindacati, scontenti isolati, in sostanza tutti, assolutamente tutte le forze che di solito i giornalisti chiamano "sinistra radicale", in tutti i partiti, e unirli in un unico organismo, con un unico capo. Chiamiamolo Partito Comunista Unificato o Rinnovato, chiamiamolo come ci pare, senza rinunciare però a quel termine, abbastanza fondamentale, "comunista". Ci saranno ancora comunisti in Italia? Ci saranno persone scontente di questa deriva riformista liberale modernista tendente a destra dei partiti e dei sindacati, che non hanno mai potuto sopportare questa nuova sinistra che assomiglia come due gocce d'acqua sporca alla destra, ma che non hanno nessun serio riferimento, nè motivazione, nè alternativa? Diamoglieli, riferimenti e motivazioni e alternative, diamogli un'unica forza estesa a ogni livello, da quello politico, parlamentare e di governo, a quello di base, dei movimenti, associazioni, sezioni, privati singoli e quant'altro. Ma diamoglielo, cazzo!!!! Si crei subiti una forza unica in Italia che riassorbi tutto, e dicendosi comunista sia la casa di tutti. Cominciamo già con i partiti che ci sono, che è più facile, da soli valgono poco, uniamoli. Rifondazione, PDCI e Verdi, cominciamo con quelli. Creiino un solo partito, chiamiamolo Comunista Ambientalista, chiamiamolo come ci pare, come hanno fatto quelli dell'Ulivo e del Partito Democratico, solo subito. Noi, a differenza di loro, non abbiamo bisogno di bizantinismi, e neanche di dieci o quindici anni di lavoro. A noi basta un giorno, lo possiamo fare anche domani. E lo possiamo fare perchè noi siamo un unico corpo, con un'unica volontà, e quindi abituati ad avere un unico capo, non perchè siamo abituati ad obbedire ciecamente, ma anzi perchè siamo abituati a operare radicalmente con gli occhi bene aperti, perchè il capo è tutti noi, con la stessa identica forma di tutti noi. Il comunismo è questo, un'unica volontà, perchè è la volontà di tutti, di tutta l'umanità. Ecco, ricordiamoci come canta l'Internazionale, "per tutta l'umanità". Ricordiamoci questo e riprendiamo a fare il nostro lavoro, a insegnare a chi non sa, tutti questi gruppi dispersi senza la minima coscienza delle loro potenzialità politiche, che finora sono solo entità anarchiche, e quindi schiave, e cominciamo a dare loro una dottrina seria, quella comunista, e una formazione, quella di un'unica sinistra radicale, in modo che la sinistra non sia più radicale, ma si possa allargare appunto a tutti quelli che, in partiti che tutto fanno fuori dall'interesse dei lavoratori, e fuori da ogni concetto di sinistra, si riconoscano in noi. Poi il maggiore sindacato italiano e il maggiore partito di centrosinistra saranno integrati in un istante, per precisa volontà degli stessi loro iscritti. Perciò primo passo, si formi subito il partito unico comunista della sinistra radicale, si estenda a tutti i movimenti, le associazioni e le persone che fanno riferimento, in un modo o nell'altro, dispersi e polverizzati, ad essa. Si dia una teoria e un programma da comunismo del XXI secolo, che raccolga, unifichi ed esprima tutti i rinnovamenti intercorsi in questi anni, e di cui ci siamo fatti portatori. Si attui un cambiamento generazionle completo, la condizione primaria per il futuro, cioè per la sopravvivenza, si dia tutto il potere teorico e direttivo alla nuova generazione, l'unica che ha idee adeguate al rinnovamento e la forza per attuarle. Poi si allei pure con le restanti formazioni del centrosinistra, in fondo siamo dalla stessa parte. E poi si cominci a prendere veramente in mano il corso dell'Italia, e del suo rapporto con l'Europa e col mondo, di cui è uno dei centri, e si cominci a combattere, e a vincere, seriamente, contro le destre. Ma occorre farlo domani, se non vogliamo anche noi finire in una riserva!!!


Una delle opere di poesia visiva di un'esposizione vista a Patrasso. Da un filosofo un po' misogino e misantropo, le due parole più importanti del pensiero umano.
 
- posted by Lucio at 10:27 | View blog reactions 4 comments
Sapete, quando nascemmo, mica sapevamo che il mondo avrebbe fatto poi così schifo, o, per meglio dire, che tutte le destre l'avrebbero reso così schifoso. Cerchiamo di renderlo un po' migliore.


Pescatore di Patrasso, catturato in una posa plastica.
 
- posted by Lucio at 10:25 | View blog reactions 0 comments
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